Quarantadue dipendenti de La birra del borgo sono a rischio licenziamento. La comunicazione è arrivata lo scorso 21 gennaio, dopo una call aziendale nella quale sono stati illustrati i nuovi investimenti, terminata, appunto, con l’annuncio degli esuberi. Da allora, però, ai dipendenti a rischio non è arrivata alcuna comunicazione. “La maggior parte degli esuberi – spiega Francesco Ferrari, Responsabile di “Bancone Birra del Borgo”, locale di piazza Bologna a Roma – fa parte del Brand Experience. Dalla comunicazione ci sentiamo ‘sospesi’ e abbiamo una spada di Damocle sulla testa”. Ora, spiega, “si aspettano le lettere di licenziamento” e poi “dopo 15 giorni saremo senza lavoro”. “Noi – continua – ci mettiamo la faccia, siamo l’anello di congiunzione fra quello che era un prodotto artigianale e poi si è rivolto a un mercato più ampio”.

Il sogno di quel brand, nato 16 anni fa e poi acquisito dalla multinazionale Ab-InBev, “ora è diventato un incubo”, dice ancora Ferrari. “Quello che ci ha lasciati basiti è la noncuranza con cui si decide di cancellare 16 anni di storia con una spugna che cancella tutto”.

Secondo i sindacati i licenziamenti sono un “fulmine a ciel sereno”. “Non c’erano state avvisaglie – dice Alessandro Russo della Filcams Cgil – L’azienda ha sempre lavorato in maniera regolare fino fine dicembre, non ha utilizzato tutti gli ammortizzatori sociali disponibili. Ci sembra si stia forzando la mano su licenziamenti non così urgenti dal punto di vista aziendale”.

Il dramma è quello di “un prodotto di altissima qualità che arriva nelle mani di una multinazionale”, spiega Giuseppe Cappucci, della Flai-Cgil. “Bisogna evitare lo shopping delle multinazionali attraverso una norma che vincoli chi viene in Italia ad investire a rimanere in Italia e a garantire sviluppo e occupazione”. La procedura, continua il sindacalista, “abbiamo chiesto che venga sospesa” con un “confronto più sereno” per “mettere in campo tutti gli strumenti di ammortizzazione sociale disponibili”.

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