In Austria è entrato in vigore il primo febbraio l’obbligo di vaccinazione anti-Covid per tutti dai 18 anni in su. I trasgressori a partire da metà marzo potranno essere multati, fino a quattro volte all’anno, con sanzioni da 600 a 3.600 euro. Il governo tedesco si era dato l’obiettivo che entro fine gennaio l’80% della popolazione fosse vaccinato almeno con una dose. Il Robert Koch Institut ha comunicato che alla fine del mese è stata raggiunta solo la quota del 75,8%. L’altra soglia fissata dal cancelliere Olaf Sholz era 30 milioni di dosi inoculate a gennaio. Anche in questo caso il tetto non è stato raggiunto, secondo i dati del Rri al 30 gennaio sono state eseguite solo 17,3 milioni di vaccinazioni.

Il governo tedesco continua, perciò, a ritenere indispensabile un obbligo alla vaccinazione anti-Covid per tutti i maggiorenni. È tecnicamente difficile e solleva discussioni etiche, ha ricordato la oresidentessa del Bundestag Bärbel Bas (Spd) introducendo il dibattito svolto a questo riguardo, senza vincolo di fedeltà di partito, nel Parlamento tedesco il 26 gennaio. La coalizione semaforo si è vista rinfacciare dall’Unione Cdu/Csu di giocare a nascondino abdicando a presentare un proprio disegno di legge. Dalle fila della AfD Tino Chrupalla ha dichiarato che i vaccini hanno raggiunto quasi uno status religioso e Alice Weidel che è una breccia nella civilizzazione voler far sì che lo Stato si arroghi il diritto di decidere sul corpo dei cittadini.

Critiche così forti dall’opposizione non stupiscono, ma è la stessa compagine di governo a essere disunita. Se per Dagmar Schmidt (Spd) la via per uscire dalla pandemia è la vaccinazione obbligatoria accompagnata con delle multe ragionevoli per le infrazioni, come in Austria, e pure per la dottoressa Kirsten Kappert-Gonther (Bündnis 90/Die Grünen) ci dev’essere una responsabilità comune nel chiudere i buchi nella quota di vaccinati; il Ministro della Giustizia Marco Buschmann (Fdp) ha chiesto di ricercare strade intermedie e il medico Andrew Ullmann (Fdp) ipotizzato che si dovrebbe procedere ad un obbligo solo dai 50 anni. Mentre Wolfgang Kubicki (Fdp), egli stesso vaccinato, ha sottolineato che la maggioranza non deve decidere per la minoranza, dicendosi non convinto dall’argomentazione che un’obbligatorietà serva per combattere nuove mutazioni senza che esista ancora un vaccino valido per esse e si debba solo introdurre un vincolo a informarsi sulla vaccinazione. Le frazioni parlamentari sono ora chiamate a presentare disegni di legge concorrenti e l’iter legislativo non si concluderà prima della fine di marzo.

Già dal marzo 2020 in Germania esiste un obbligo indiretto alla vaccinazione contro il morbillo per i bambini in età scolastica e prescolastica e per il personale in strutture collettive. Nel dicembre 2021 è stato intanto deciso l’obbligo alla vaccinazione anti-Sars-Cov2 per il personale sanitario, che entrerà in vigore a partire dal 16 marzo di quest’anno. In difetto di presentazione dell’attestato di compiuta vaccinazione, guarigione, o dichiarazione medica di non poter essere vaccinati, l’Ufficio di sanità locale dovrebbe acclarare il divieto dell’interessato a continuare nelle sue mansioni e questi perderebbe lo stipendio. Elke-Bruns Philipps, vicepresidente dell’associazione dei medici nella sanità pubblica (Bvögd) ha indicato alla Rheinischen Post che è stimabile che dal 5 al 10% del personale sia privo di vaccinazione completa e Meclemburgo Pomerania, Turingia e Berlino hanno già preannunciato di non poter far fronte ai controlli.

Christine Vogler, presidentessa dell’associazione del personale di assistenza Deutsche Pflegerat, ha lamentato che non è giustificato prendere di mira la sua categoria mentre non c’è un obbligo per tutti, suggerendo che gli Uffici di sanità locali possano decidere come applicare la norma secondo una valutazione dei rischi sul posto. Un portavoce del ministero della Sanità è corso ai ripari dichiarando che anche il personale non vaccinato dopo il 16 marzo potrà continuare a lavorare, sarà valutazione dell’Ufficio di Sanità locale l’applicazione concreta della norma. L’Agenzia nazionale tedesca per il lavoro ha peraltro registrato tra dicembre e gennaio nell’ambito delle professioni sanitarie e sociali circa 25mila persone in più – di cui 12mila specificamente dal settore dell’assistenza – iscritte per cercare un nuovo lavoro. L’esperto in materia sanitaria dell’opposizione Tino Sorge (Cdu) ha accusato il governo, in un’intervista alla Augsburger Allgemeine, di avere lasciato “molte domande di diritto del lavoro e di applicazione pratica senza risposte” invitandolo ad intervenire velocemente a fare chiarezza perché non si riduca in una débâcle.

Intanto in Germania negli ultimi giorni hanno dimostrato almeno 25.000 persone in 86 raduni, diversi dei quali illegali, contro le restrizioni Covid. La Ard ha riportato che a Ratisbona, in Baviera, ci sono stati feriti, un ventiseienne ha subito lesioni alla testa ed un poliziotto è stato aggredito a calci da un ventitreenne; a Lubecca dopo uno scontro tra fazioni no e pro vax dodici persone sono state identificate per il sospetto di lesioni gravi. Nel mondo politico si levano voci su possibili riaperture, sull’onda di quanto fatto in Danimarca. Quest’ultima però può contare su un numero ben maggiore di cittadini vaccinati con tre dosi rispetto alla Germania dove sono solo il 53%.

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