La mobilitazione di queste settimane dell’Usigrai a difesa dei TgR notturni di 4 minuti e del Tg notturno di Raisport ci sembra davvero una battaglia di retroguardia. Abbastanza incomprensibile. Almeno sul piano del merito informativo più che su quello economico, dove qualche ragione c’è (legata agli straordinari e ai bonus notturni).

Diciamo di retroguardia perché tra le questioni nodali dell’informazione tv una riguarda sicuramente la proliferazione dei telegiornali in una quantità ingiustificata rispetto alle reali necessità informative. Le 27-28 edizioni di telegiornale sono troppe, molto al di sopra di quello che succede in altri paesi; alcune come il Tg2 della notte in onda in orari mai uguali con ascolti bassissimi. Altre, come appunto il Tg3 regionale delle 24, per soli quattro minuti con ascolti più che marginali: edizioni in cui scorre rapida e stanca la ripetizione di notizie già dette (per una spesa di 3 milioni di euro all’anno).

Bisogna con onestà riconoscere che una simile proliferazione oltre ad essere diseconomica in sé, soprattutto non serve ai cittadini e nemmeno rende l’informazione Rai più tempestiva ed efficace. A proposito di tg sarebbe il caso di riflettere, piuttosto, su una maggiore differenziazione dell’offerta e su un potenziamento della copertura delle emergenze: la sovrapposizione dei tre tg principali, a volte con sommari e scalette simili, non aiuta infatti ad informare meglio il paese.

In questo l’Usigrai dovrebbe avere il coraggio di fare qualche passo in avanti piuttosto che difendere il già noto. Magari anche mobilitarsi per difendere un giornalismo meno asservito e reggimicrofono, senza domande né inchieste o campagne di denuncia o di sostegno a cause degne di attenzione civile. Protestare, perché no, contro un modello di tg diventato una specie di ufficio postale che smista la corrispondenza dei vari politici, con i giornalisti a fare la buca delle lettere di messaggi pieni di ovvietà stereotipate, slogan precotti, senza mai un’intervista vera.

Su questo purtroppo il sindacato Rai purtroppo è assente, altro che tg notturni. A quando uno sciopero per rifiutare le prestazioni che vedono i giornalisti mortificati a reggere il microfono per raccogliere supini, senza un ba né un ma, le dichiarazioni dei politici? A quando un comunicato per rivendicare una maggiore dignità professionale, per dire no alla prassi degli addetti stampa che stabiliscono le condizioni dell’ospitata di turno (domande, intervenuti, pubblico, a volte anche tipo di riprese)?

Tutte cose non inevitabili, sol che ci fosse un giornalismo tv capace di andare a cercare la notizia laddove essa si nasconde e non dove qualche mosca cocchiera, e social, batte le ali per dire che c’è; un giornalismo che tallona i fatti e non ‘insegue’(alla lettera) i portatori di opinioni (al ristorante, sotto casa, in pausa pranzo), magari per strappare una frase perfettamente inutile.

Son queste le battaglie da fare per l’Usigrai. Quella per i tg notturni sinceramente non la capiamo.

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