“Io candidato al Quirinale? Abbiamo parlato evidentemente anche di questo. Abbiamo rimandato ogni decisione all’inizio dell’anno prossimo”. Silvio Berlusconi torna ad aprire le porte di villa Grande, la sua nuova residenza a Roma, per ospitare l’ennesimo vertice del centrodestra. Con il padrone di casa, i leader della Lega, Matteo Salvini, quella di Fdi, Giorgia Meloni, e quelli dei partiti centristi, Lorenzo Cesa, Giovanni Toti e Maurizio Lupi. A questo giro sul tavolo c’era un argomento importante: la corsa al Colle. Una partita ancor più delicata dopo le aperture di ieri di Mario Draghi, che ha dato la sua disponibilità a salire al Quirinale. Dichiarazioni accolte con scetticismo dai ranghi della Lega, mentre Berlusconi si è detto esplicitamente contrario di un trasferimento del premier da Palazzo Chigi al Colle. Oggi, invece, il leader di Forza Italia ha dribblato le domande su Draghi così: “Non posso dare risposte su intenzioni di altri“.

Sulla sua eventuale candidatura, invece, l’ex presidente del consiglio ha finalmente ammesso di averne discusso con gli altri: “Abbiamo parlato evidentemente anche di questo. Il centrodestra sarà unitario. Abbiamo rimandato ogni decisione a dopo Natale, ai primi dell’anno”. Quell’aggettivo, “unitario”, è praticamente lo stesso usato dalla coalizione nel comunicato stampa diffuso dopo il vertice. Una breve nota in cui Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia spiegano che “il vertice ha confermato l’intesa e la sintonia di una coalizione che oggi governa con ottimi risultati la maggioranza delle regioni italiane e che aspira a tornare al governo del Paese, sulla base di valori comuni e di un programma condiviso, per unire e non per dividere, per far crescere l’Italia nella libertà, nel benessere, nella sicurezza, nelle garanzie, nell’attenzione verso i più deboli”.

Più criptica la parte in cui si spiega che “il centrodestra affronterà unito tutti i prossimi appuntamenti istituzionali ed elettorali –dall’elezione del Capo dello Stato fino alle prossime elezioni amministrative e politiche– nel rispetto delle scelte fin qui compiute da ciascuna delle sue componenti, ma nella consapevolezza della comune responsabilità di rappresentare la maggioranza naturale degli italiani, un’Italia che guarda all’Europa e al mondo orgogliosa della propria storia e della propria identità”. Cosa intendono Salvini, Meloni e Berlusconi con “scelte fin qui compiute da ciascuna delle sue componenti”? Solo il fatto che Fdi ha deciso di rimanere all’opposizione del governo Draghi? O quella è la formula scelta da Salvini e Meloni per tenersi le mani libere nella corsa al Colle senza intaccare l’unità della coalizione? Da qualche tempo, infatti, filtra come Lega e Fdi siano tutt’altro che convinti dell’appoggio a Berlusconi al Colle, considerato un candidato di bandiera e troppo divisivo. Dai ranghi di Forza Italia, invece, fanno sapere che in caso di “tradimento” Berlusconi sarebbe pronto a rompere la coalizione. Una situazione da stallo messicano, aggravata dal passo avanti di Draghi.

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Berlusconi: “Io candidato al Colle? Decideremo a gennaio. Draghi a capo del governo fino al 2023? Non parlo per gli altri”

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