Si terrà martedì il Consiglio dei ministri per prorogare lo stato di emergenza nazionale, in scadenza il prossimo 31 dicembre, al 31 marzo 2022. L’accelerazione è stata voluta dal premier Mario Draghi allo scopo di dare un segnale sulle priorità relative alla pandemia, sulla spinta del timore per l’espandersi della variante Omicron. Per prolungare il regime d’eccezione, però, non basterà più una delibera del Cdm: il governo dovrà varare un atto con forza di legge, considerato che il 31 gennaio 2021 scadono i due anni dalla proclamazione dell’emergenza che costituiscono il termine massimo previsto attualmente. A quanto si apprende, la nuova legge amplierà la cornice teorica in cui è possibile applicare lo stato d’emergenza fino a giugno del prossimo anno, ma di fatto il primo prolungamento si fermerà a marzo. Con la proroga Draghi conserva la facoltà di dettare misure di contenimento tramite decreti del presidente del Consiglio (Dpcm), che non devono ricevere l’approvazione parlamentare. Restano in funzione, inoltre, tutti gli organi speciali istituiti per far fronte alla pandemia: la Cabina di regia tra Governo, Istituto superiore di sanità e Regioni, il Commissario straordinario all’emergenza e il Comitato tecnico-scientifico.

Fino a qualche giorno fa sembrava che l’intenzione di palazzo Chigi fosse di non prorogare l’emergenza, trasferendo la struttura commissariale guidata dal generale Francesco Paolo Figliuolo sotto l’egida della Protezione civile. Un obiettivo che resta comunque fissato per i prossimi mesi, anche se per adesso pesa di più la necessità di proseguire senza intoppi la campagna vaccinale e applicare le misure sul green pass. Oggi al termine dell’incontro con Draghi il presidente M5s Giuseppe Conte ha definito “necessaria” la proroga, mentre ribadisce la propria contrarietà Giorgia Meloni: “Dopo due anni devi riuscire a combattere la pandemia ripristinando la pienezza dei diritti”, ha detto la leader di Fratelli d’Italia. Chi invece fa un passo indietro rispetto alla propria “storica” diffidenza verso lo strumento è il leader leghista Matteo Salvini: “Sulla proroga dello stato di emergenza aspettiamo i dati. Aspettiamo di confrontaci con sindaci e governatori prima della scadenza per capirne la necessità o meno. Io per il momento mi limito a ringraziare gli italiani, e sono assolutamente fiducioso e ottimista”.

Secondo molti commentatori, la fine dell’emergenza avrebbe messo il premier nelle migliori condizioni per essere eletto alla presidenza della Repubblica, senza più l'”alibi” dello stato di eccezione. Un’interpretazione che l’ex premier Conte ha respinto: “È assolutamente improprio proiettare l’ombra del Quirinale sulla decisione di prorogare o meno lo stato di emergenza. È una decisione che va assunta in base a criteri oggettivi, sulle evidenze fornite dagli esperti del Cts e delle autorità sanitarie. Alcune letture che, invece, la collegano alla scelta del nuovo presidente della Repubblica sono completamente distorte e anche pericolose“, ha detto. Lunedì mattina in un’intervista alla Stampa l’ordinario di Igiene all’Università Cattolica Walter Ricciardi, consigliere scientifico del ministro della Salute Roberto Speranza, aveva detto che “dal punto di vista sanitario” lo stato d’emergenza avrebbe dovuto essere “assolutamente” rinnovato: “L’inverno sarà durissimo e bisognerà prendere decisioni finalizzate al contenimento del virus”, come “un’intensificazione del super green pass con maggiori controlli”.

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