Basta con la propaganda e la ‘narrazione tossica‘ sui poveri come ‘furbetti e fannulloni’. Questo l’appello lanciato dall’Alleanza contro la povertà nel corso della conferenza stampa intitolata “La povertà non è un crimine”, organizzata a Roma, nella sede dell’associazione della Stampa Estera in Italia. “Più che sulle critiche e sui furbetti, sarebbe fondamentale concentrarsi sulle proposte per migliorare il reddito di cittadinanza, perché così com’è, la misura è ancora insufficiente“, ha dichiarato Roberto Rossini, portavoce dell’Alleanza. Per questo motivo, ha continuato, “serve un allargamento della platea dei beneficiari. Anche perché, viene erogato a poco più di tre milioni e mezzo di cittadini, quando l’Istat stesso certifica come i poveri assoluti nel nostro Paese sono cinque milioni e mezzo“.
Eppure, il dibattito politico si è quasi incentrato soltanto sulla denuncia dei percettori che, pur non avendo i requisiti, hanno beneficiato dello strumento. Allo stesso modo, di fronte anche alla crociata di partiti come Lega e Italia Viva che volevano eliminare il reddito di cittadinanza, le stesse modifiche inserite nella legge di stabilità hanno riguardato soltanto aspetti legati ai controlli e ai parametri di accesso. Tutto mentre le stesse dieci proposte lanciate dal comitato istituito dal ministro del Lavoro Andrea Orlando e guidato da Chiara Saraceno, sono state di fatto ignorate. “Ha vinto il pregiudizio“, denunciò la stessa Saraceno. E l’Alleanza concorda: “Manca la volontà politica per una riforma? Credo che ci siano due spinte contrapposte. Ma chi vuole abolirlo ha sepolto una riflessione attenta e metodologica su una riforma che sarebbe necessaria“.
“L’idea dei percettori come ‘poltronieri’ dimentica e ignora i numeri: 327mila soggetti hanno per esempio sottoscritto un Patto per il lavoro. Non abbiamo visto alzarsi le stesse voci di scandalo sui 130 miliardi annui sottratti alle finanze pubbliche per fenomeni di evasione e corruzione“, ha attaccato Antonio Russo, vice Presidente delle Acli nazionali. Lo stesso che ha poi ricordato – come aveva fatto pure la commissione Saraceno – l’urgenza invece di abbassare gli anni di residenza richiesti agli stranieri per accedere alla misura, per evitare discriminazioni: “Questo vincolo di dieci anni sta diventando una sorta di tortura per i migranti nel nostro Paese. Sono gli anni richiesti per il diritto di cittadinanza, anche per i bambini di origine straniera, circa un milione. E dieci anni sono pure quelli richiesti per poter beneficiare del reddito. Di fatto, la misura esclude queste persone”, ha continuato Russo.
Presente all’iniziativa dell’Alleanza anche il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, secondo cui “sentire il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, unirsi al coro di chi vuole cancellare il reddito di cittadinanza è inaccettabile”. Perché, spiega, “la povertà è frutto di un modello sociale ingiusto che deve essere cambiato e il reddito di cittadinanza serve per impedire che le persone da sole si trovino in una condizione di disagio”. E ancora: “Aver ignorato le proposte Saraceno è un limite vero, mostra come una maggioranza così ampia spesso trova la sintesi soltanto nel bloccare tutto e non fare le riforme richieste”.

“Venite con noi nei servizi e capirete che povertà e esclusione non meritano questo sfregio. Il ‘governo dei migliori’, così come il Parlamento, mi sembra pavido nell’affrontare il tema della povertà e dell’esclusione”, ha invece concluso Gianmario Gazzi, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Assistenti Sociali.

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