Subito dopo aver proclamato per il 16 dicembre lo sciopero generale contro una manovra “socialmente ingiusta”, Cgil e Uil tendono la mano al governo. Sia Maurizio Landini sia Pierpaolo Bombardieri si dicono pronti al confronto anche in extremis. Il punto è che i due leader riconoscono al premier Mario Draghi di aver perlomeno tentato, sulla riforma Irpef, una mediazione. Proponendo quello che è stato battezzato “contributo di solidarietà” da parte di chi guadagna oltre 75mila euro: in realtà un mini rinvio del taglio Irpef, poco più di 20 euro al mese per quella fascia di reddito, per usare le risorse contro il caro bollette. Nel mirino delle due confederazioni ci sono i partiti che a quella proposta hanno detto no (centrodestra e Italia viva, mentre il M5s si è spaccato ma il ministro Patuanelli in cdm si è espresso a favore). “Draghi su questo è stato brutalmente messo in minoranza dai partiti della sua maggioranza”, ricorda Landini parlando a Repubblica. “Questo è un problema molto serio: in questo Paese la maggioranza che sostiene il governo non sa cosa vuole dire vivere con 20, massimo 30mila euro all’anno“.

Dopo aver sottolineato “l’autorevolezza” che Draghi “ha dato al Paese, il segretario generale della Cgil attacca i partiti che “considerano con fastidio il confronto con i sindacati” e in questo modo “non disconoscono il ruolo dei sindacati bensì quello di lavoratori e pensionati che pagano il 90% dell’Irpef“. Così sul fisco “siamo stati solo informati delle decisioni che avevano già preso, non c’è stata una vera trattativa”. E la riforma messa in campo dal governo come primo tassello della delega fiscale – a sua volta bocciata dall’Ufficio parlamentare di bilancio anche perché presenta “lacune che riflettono l’eterogeneità dell’indirizzo politico” – è “profondamente sbagliata perché anziché ridurre le aliquote andava allargata la base imponibile dell’Irpef e accentuata la progressività del sistema”. L’obiettivo è quello di ”cambiarla: ignora la condizione in cui vive la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti e dei pensionati e il punto di vista di chi li rappresenta”. E ancora: “C’è giustizia quando il lavoro è sempre più precario? C’è giustizia quando i lavoratori che guadagnano meno producono ricchezza che viene redistribuita agli altri che stanno meglio? C’è giustizia quando le rendite finanziarie continuano ad avere un trattamento fiscale privilegiato? Le faccio un esempio: una commessa di un supermercato che durante questo periodo ha continuato a lavorare, garantendo il servizio anche quando il Paese era in lockdown, non arriva a prendere 20mila euro lordi l’anno, la metà se ha un contratto part time. Ed avrà un riconoscimento fiscale di poco superiore ai 100 euro annui, mentre chi prende tre volte il suo reddito ne riceverà oltre 600″.

Intanto è slittata alla prossima settimana la presentazione da parte del governo dell’emendamento alla manovra con i dettagli su come saranno spesi gli 8 miliardi destinati a riduzione e rimodulazione di Irpef ed Irap. Ma si tratta, secondo Il Sole 24 Ore, solo di un rinvio tecnico per mettere a punto la fisionomia definitiva della nuova curva delle detrazioni e la decontribuzione, che per andare incontro alle richieste dei sindacati riguarderà solo i redditi sotto i 35mila euro. Sull’accordo raggiunto non ci sarebbero spazi di manovra. E Palazzo Chigi, dopo l’annuncio dello sciopero, non sembra intenzionato ad aprire il dialogo su altri fronti. Tanto che il tavolo sulla riforma delle pensioni, annunciato dai sindacati venerdì scorso e atteso entro la settimana prossima, non risulta in agenda. Una situazione che spiazza il Pd, che con Leu si era detto a favore del contributo di solidarietà e in generale avrebbe preferito che i tagli andassero solo a favore dei lavoratori, attraverso il taglio del cuneo e non con una riduzione lineare degli scaglioni Irpef. “In queste settimane abbiamo lavorato costantemente per tenere aperto il confronto tra il governo e le parti sociali e proseguiremo a maggior ragione dopo la proclamazione dello sciopero”, fa sapere il responsabile economia del Pd Antonio Misiani. Mentre Maria Cecilia Guerra, sottosegretario all’Economia di Leu, definisce “preoccupante che si crei un conflitto sociale” e “auspica un ascolto vero e da subito, perché alcuni impegni della piattaforma sindacale riguardano precarietà, delocalizzazioni e altri elementi che sono il nostro impegno per il futuro”.

Di ben altro tenore le reazioni delle destre: il senatore della Lega Alberto Bagnai parla di “gesto insensato” e definisce Landini “Grinch” che “dà finalmente un segno di esistenza in vita scendendo in piazza sotto Natale contro un governo che ha tagliato le imposte a tutti gli italiani”. Per il deputato di Forza Italia Sestino Giacomoni, membro del Coordinamento di presidenza del partito azzurro, lo sciopero è “la ritorsione contro il fallito blitz ai danni del ceto medio. È plausibile che il prezzo imposto dai sindacati al governo per non scendere in piazza fosse la patrimoniale. L’hanno chiesta, ma grazie a Forza Italia non l’hanno ottenuta”. Va ricordato che la proposta di Draghi nulla c’entrava con una patrimoniale: si trattava di escludere per un anno dai risparmi del taglio Irpef chi guadagna oltre 75mila euro l’anno.

Contro lo sciopero anche la Cisl, che non aderisce: per il segretario Luigi Sbarra è “una scelta sbagliata nel metodo e nel merito. Nel metodo perché il Paese è ancora stretto nella emergenza pandemica e cerca faticosamente di agganciarsi a una ripresa economica che richiede il massimo di coesione e partecipazione e non il conflitto. Nel merito perché la mobilitazione responsabile e costruttiva messa in campo unitariamente in quest’ultimo mese ha prodotto molti miglioramenti della manovra”.

(foto da Cgil nazionale)

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