La triplice si spacca. Cgil e Uil, dopo settimane di esitazioni e senza la Cisl, proclamano per giovedì 16 dicembre otto ore di sciopero generale contro la prima legge di Bilancio del governo Draghi. “Pur apprezzando lo sforzo e l’impegno del premier e del suo esecutivo”, specifica il comunicato della confederazione di Corso d’Italia, “la manovra è stata considerata insoddisfacente in particolare sul fronte del fisco, delle pensioni, della scuola, delle politiche industriali e del contrasto alle delocalizzazioni, del contrasto alla precarietà del lavoro soprattutto dei giovani e delle donne, della non autosufficienza, tanto più alla luce delle risorse, disponibili in questa fase, che avrebbero consentito una più efficace redistribuzione della ricchezza, per ridurre le diseguaglianze e per generare uno sviluppo equilibrato e strutturale e un’occupazione stabile“. Mentre da Palazzo Chigi trapela, a quanto riferisce l’Ansa, che la mobilitazione “in questo momento non è comprensibile“, perché “la manovra è fortemente espansiva e il governo ha sostenuto lavoratori, pensionati e famiglie con fatti, provvedimenti e significative risorse. Non è vero – è il ragionamento – che chi ha meno ha avuto meno, e i numeri lo dimostrano. Si è scelto di varare una manovra espansiva proprio per accompagnare il Paese fuori dalla drammatica emergenza Covid, fronteggiando le molte situazioni di disagio e di potenziale impoverimento conseguente alla crisi”.

Non aderisce la Cisl, che domani riunirà la segreteria nazionale. Il sindacato di ispirazione cattolica “considera sbagliato ricorrere allo sciopero generale e radicalizzare il conflitto in un momento tanto delicato per il Paese, ancora impegnato ad affrontare una pandemia che non molla la presa e teso a consolidare i segnali positivi di una ripresa economica e produttiva che necessita di uno sforzo comune per essere resa strutturale”, fa sapere in una nota il segretario Luigi Sbarra. “Tanto più – aggiunge – considerati i rilevanti passi avanti fatti nell’ultimo mese sui contenuti della legge di bilancio. Risultati che valutiamo in modo positivo e che garantiscono avanzamenti su riduzione delle tasse ai lavoratori e pensionati, risorse per gli ammortizzatori sociali e contratti di espansione, maggiori stanziamenti per la sanità, importanti risorse per non autosufficienza, pubblico impiego, assegno unico per i figli, uniti all’impegno forte assunto dal Governo di aprire al più presto un confronto con il sindacato sulle rigidità della legge Fornero e di accelerare la riforma fiscale. Per arrivare a traguardi concreti e duraturi non serve incendiare lo scontro in modo generalizzato: rischiamo di spezzare i rapporti sociali e industriali trasformando i luoghi di lavoro in campi di battaglia. Quello che serve oggi è l’esatto opposto: coesione, responsabilità e partecipazione sociale”, sostiene Sbarra, ribadendo come la manovra di oggi sia “molto diversa e migliore di quella di un mese fa: merito di una mobilitazione sindacale intransigente, responsabile e costruttiva, che ha puntato a riallacciare i fili dell’interlocuzione senza conflitti sterili“. Anche il Partito democratico fa sapere di voler lavorae “per riportare unità e dialogo, che sono i nostri punti cardinali”.

La mobilitazione è dunque fissata al 16 dicembre, con una manifestazione nazionale a Roma e “il contemporaneo svolgimento di analoghe e interconnesse iniziative interregionali in altre quattro città”. I segretari generali Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri interverranno dal palco di piazza del Popolo e martedì parleranno in conferenza stampa alle 17.30. L’iniziativa arriva sette anni dopo l’ultimo sciopero generale non unitario, proclamato dalle stesse due sigle il 12 dicembre del 2012 contro il Jobs act firmato da Matteo Renzi. Allora i segretari generali erano Susanna Camusso alla guida della Cgil e il neo-eletto Carmelo Barbagallo per la Uil. “Le battaglie si possono anche perdere ma nessuno ci perdonerà per non averle fatte fino in fondo”, è il tweet “motivazionale” di Bombardieri.

Oltre che sul fronte sindacale, la partita non sembra chiusa nemmeno su quello parlamentare: i partiti, impegnati ad abbattere gli emendamenti alla manovra dagli oltre seimila depositati ai 690 che verranno discussi, ne approfittano per rilanciare le loro battaglie. Forza Italia torna a chiedere l’abolizione dell’Irap per le persone fisiche e le società di persone, il Movimento 5 Stelle rilancia sul cashback fiscale, ovvero i rimborsi automatici su conto corrente delle detrazioni di alcune spese come quelle sanitarie. La sottosegretaria all’Economia, Maria Cecilia Guerra, pronostica “un confronto molto aspro nella maggioranza”. Intanto, l’emendamento del governo che contiene il taglio delle tasse da otto miliardi (sette all’Irpef e uno all’Irap) è atteso a breve in Senato, forse già domani, dove verranno fissati i termini per i sub-emendamenti.

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