2xmille sì o no? Il Movimento 5 Stelle discute sull’opportunità di iscriversi al registro dei partiti per poter usufruire del meccanismo di sostegno volontario in dichiarazione dei redditi. L’assemblea dei parlamentari ha scelto di sottoporre la questione al voto online degli iscritti, con la grande maggioranza degli eletti (compreso il leader Giuseppe Conte) schierati a favore della svolta. Tra gli interventi più decisi a favore quello del deputato Sergio Battelli, ex tesoriere del gruppo a Montecitorio, mentre l’ex ministro Danilo Toninelli ha parlato di “identità tradita”. Ilfattoquotidiano.it ha raccolto i punti di vista di entrambi.

PRO / Sergio Battelli, presidente della Commissione Affari Europei della Camera

Onorevole, cosa c’è di male ad accettare contributi pubblici?
Non c’è nulla di sbagliato in sè, il punto è l’uso che se ne fa. I nostri gruppi parlamentari utilizzano già fondi messi a disposizione dalle Camere per svolgere l’attività politica: anche quelli sono soldi pubblici. Il 2xmille, invece, ci consentirebbe di finanziare di più e meglio le nostre attività extraparlamentari, quelle sui territori, che abbiamo il bisogno urgente di strutturare e organizzare. L’importante è gestire i soldi in totale trasparenza, e in questo senso iscriverci al registro dei partiti ci obbligherebbe a osservare standard molto alti.

Perché allora tanta resistenza?
Si confonde il 2xmille con il “vecchio” finanziamento pubblico, abolito dalla riforma del 2014. Quello era un sistema sbagliato: ai partiti arrivavano milioni di euro pubblici in automatico, sulla base del risultato elettorale. Qui invece è il contribuente che sceglie se, e a chi, destinare una piccola quota della dichiarazione dei redditi. E a differenza di quel che accade con l’8xmille, se non si esprime una preferenza i soldi restano nelle casse dello Stato. Il 2xmille non è brutto né cattivo e non va guardato con odio. È un sistema che premia i partiti in base al loro rapporto con gli elettori.

Quindi il M5s ha sbagliato a non prendere prima quei soldi?
Non direi questo. Ci si evolve su tante cose, si cresce, crescono le ambizioni e la necessità di promuovere la propria attività politica. E in questo momento abbiamo un’urgenza assoluta di organizzarci sui territori. Non parliamo di finanziamenti oscuri ma di un supporto che i cittadini sceglierebbero di riconoscerci in totale autonomia. Io poi personalmente sono per la realpolitik, non ho mai amato il moralismo sui soldi pubblici. Ripeto, l’importante è come si gestiscono.

E come lo si spiega agli elettori a cui era stato detto il contrario?
Con trasparenza e coraggio, senza girarci attorno. Spiegando il perché questo aiuto ci serve, le finalità per cui lo vogliamo usare. Già agli Stati generali dell’anno scorso in moltissimi si erano schierati a favore di questa svolta. Se saremo onesti la gente capirà.

CONTRO / Danilo Toninelli, senatore ed ex ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti

Senatore Toninelli, il 2xmille è un contributo volontario. In cosa è diverso da una donazione?
Sono soldi pubblici che invece di restare nelle casse dello Stato vanno a foraggiare i partiti. Il Movimento 5 stelle ha dimostrato che la politica si può fare senza soldi pubblici: è un aspetto identitario che ci distingue da tutti gli altri e non possiamo abbandonarlo. So di essere in minoranza e sono contento che la questione venga sottoposta al parere degli iscritti. Ma io voterò contro.

La politica però costa. Soluzione?
Le ripeto la mia proposta in assemblea: tornare a far sognare i cittadini. Lanciare campagne di donazioni basate su progammi visionari a medio-lungo termine, spiegando alla gente, come sempre abbiamo fatto, che per realizzare i sogni del reddito universale, del salario minimo, della transizione ecologica abbiamo bisogno di piccoli contributi di due, cinque, dieci o cento euro.

Di Battista dice che le donazioni non arrivano più perché il Movimento non ha più un’identità.
Io invece penso che possiamo riattivare l’entusiasmo nel nostro popolo, se abbiamo davvero la volontà di farlo. Nei due anni di Covid non è stato facile, ora che siamo nel governo Draghi lo è ancora meno. Di però certo la soluzione non è piegarsi al “così fan tutti”, non è nel nostro Dna. Se teniamo il punto sulle nostre battaglie anche i soldi arriveranno.

Alle prossime elezioni, però, rischiate di avere la metà dei parlamentari e un budget ridimensionato.
Il mio discorso non riguarda solo i gruppi parlamentari. Ho sempre lavorato per il progetto del Movimento, di cui il gruppo è un organo vitale ma non l’unico. E il numero degli eletti non conta. Al prossimo giro saremo in cento? Faremo campagna in mezzo alla gente diffondendo le nostre idee come se fossimo trecento. Anzi, le dirò di più: avere meno soldi può essere addirittura un vantaggio. Ci aiuterebbe a non sederci, a recuperare lo spirito delle origini.

Accettare il 2xmille sarebbe un autogol reputazionale?
Sarebbe un errore che i media userebbero per sparare ancora una volta sul Movimento. Ma il disastro comunicativo irreparabile sarebbe cedere su un altro principio identitario, il limite dei due mandati. La politica per noi non può diventare una professione. E lo dico contro il mio interesse, visto che non potrei ricandidarmi.

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