“Visto che si parla dell’ipotesi di tassare gli utili non realizzati dovrei vendere il 10% delle mie azioni Tesla?”, con questa domanda il patron di Tesla Elon Musk si è rivolto agli utenti di twitter. Hanno risposto in 4 milioni: il 58% si è espresso per il sì, il rimanente 42% si è detto contrario alla cessione. Musk possiede circa il 20% del gruppo, per un controvalore di 210 miliardi di dollari ( 190 miliardi di euro), il gruppo capitalizza infatti in borsa mille e cento miliardi. Oggi, dopo il responso di twitter, il gruppo scende in borsa del 2,3%. Se mai davvero la vendita delle azioni si concretizzasse si tratterebbe infatti si un fattore di spinta al ribasso per il titolo. Musk non è nuovo a giochetti su twitter. In passato le sue esternazioni sul social hanno mosso le quotazioni di diverse criptovalute e il fondatore di Tesla è intervenuto in passato anche su titoli “caldissimi” come quelli del gruppo di punti vendita di videogiochi game stop.

Al Senato statunitense è in discussione una proposta di legge che prevede di tassare gli utili non realizzati dei 700 cittadini più ricchi del paese. Si tratta di persone che possiedono solitamente partecipazioni significative si società quotate. Se le azioni aumentano di valore la loro ricchezza cresce proporzionalmente ma, finché i titoli non vengono venduti, su questi guadagni “virtuali” non subiscono nessuna tassazione.

È così che personaggi come il finanziere Warren Buffett, Jeff Bezos, Marck Zuckerberg o lo stesso Musk siedono su montagne di denaro ma pagano pochi milioni di dollari di tasse. Se la proposta di legge passasse un prelievo sarebbe attuato anche prima della vendita delle azioni. Già in passato Musk aveva criticato la proposta suggerendo piuttosto di ridurre la spesa pubblica. Pochi mesi fa l’imprenditore ha spostato la sua residenza dalla California al Texas, dove il regime fiscale è più favorevole.

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