Una protesta al giorno. Da nord a sud della Sardegna, passando per il centro e le zone costiere: tutti in piazza, un giorno sì e l’altro pure, per denunciare i disastri di una sanità in agonia. Con reparti ridimensionati dalla mancanza di medici e infermieri, pazienti cronici abbandonati, esami diagnostici bloccati e liste d’attesa incredibili anche nelle strutture private convenzionate, oramai congestionate. Una catastrofe. E l’emergenza Covid – che sì ha fatto sentire i suoi effetti disastrosi – ormai appare come un capro espiatorio di fronte al personale ridotto all’osso, alle politiche (avviate già da almeno un decennio) improntate alla razionalizzazione che, in realtà, si è tradotta in smantellamento di servizi e reparti, cancellazione quasi totale dell’assistenza nei territori e paesi privi persino del medico di base. Anche in quelli più impervi e già penalizzati dal sistema viario.

PENSIONATI IN MARCIA – Non a caso i sindacati dei pensionati hanno annunciato nuove tappe della “Marcia della salute” per denunciare le responsabilità della Regione: appuntamento martedì prossimo a San Gavino, poi a Nuoro il 13 novembre, per continuare con altri centri dell’isola e concludere con una manifestazione generale a Cagliari. “La Giunta, con il presidente Christian Solinas in testa, continua a far finta di affrontare i problemi, annunciando soluzioni spot che non trovano concretezza nella realtà”, attaccano Marco Grecu, Adalberto Farina e Rinaldo Mereu, rispettivamente segretari regionali di Spi Cgil, Fnp Cisl e Ur Uilp i quali ricordano: “Da tempo chiediamo all’assessore alla Sanità, Mario Nieddu, e alle forze politiche del Consiglio di definire un piano in grado di garantire a tutti i cittadini efficienza assistenziale e appropriatezza delle cure, superando le disparità territoriali e le criticità aggravate con la crisi pandemica”. Una richiesta caduta nel vuoto. “Siamo rimasti del tutto inascoltati e non si intravede alcuna volontà concreta di intervenire su una situazione che sta minando il diritto alla salute dei sardi e rischia di provocare danni alla salute collettiva”.

NIENTE MAMMOGRAFIE – Sta già succedendo. È degli ultimi giorni la protesta pubblica di una cinquantenne di Iglesias che – su tutto il territorio regionale – non è riuscita a prenotare una mammografia. Operata di tumore al seno 10 anni fa, si è accorta di avere un nuovo nodulo: “Mi è stata prescritta una mammografia urgente – dice Monica Giachetti – ma non è stato possibile farla da nessuna parte. Per fare almeno un’ecografia ho dovuto pagare di tasca mia 60 euro: questo perché la radiologia, negli ospedali della mia zona, da circa un anno funziona solo per i ricoverati e le strutture convenzionate hanno liste d’attesa infinite”.

MEDICI DI BASE – Nel Nuorese e in Ogliastra mancano persino i medici di base o sono a mezzo servizio perché hanno in carico più centri, collegati tra loro da una viabilità improponibile, soprattutto nel periodo invernale, fatta di chilometri di tornanti. Chicco Usai, sindaco di Ussassai, paesino di circa cinquecento anime, ha chiesto aiuto persino a Emergency e al Presidente della Repubblica. Anche l’ospedale San Francesco, nel capoluogo barbaricino, è fortemente ridimensionato. “Tutti i reparti funzionavano benissimo e alcuni, come la Cardiologia, erano un fiore all’occhiello ma ora quasi non esistono più, come Oculistica e Geriatria – dice una paziente – Assistiamo al trasferimento di medici che, poi, non vengono sostituiti: solo in Radiologia ne mancano 12. Per la struttura pubblica non ci sono soldi, ma intanto la Regione elargisce cospicue somme di denaro al Mater Olbia”. Ovvero: l’ospedale, convenzionato con la Regione e per il quale è stata autorizzata la spesa di 20 milioni, nato dalla partnership fra Qatar foundation e il Policlinico Gemelli.

ALLARME PRONTO SOCCORSO – La situazione d’emergenza non risparmia i Pronto soccorso, come evidenzia anche Francesco Agus, capogruppo dei Progressisti facendo riferimento all’allarme dei direttori dei PS di ospedale Brotzu e Policlinico, unici attivi a Cagliari. “La preoccupazione non è più data dal Covid, ma dall’alto numero di interventi ordinari, come era facilmente prevedibile”. A ciò si aggiunge l’alto numero di incidenti stradali avvenuti negli ultimi giorni. “Da tempo chiediamo una riorganizzazione del sistema sanitario, ma chi di dovere è evidentemente impegnato in altre vicende che non riguardano il diritto alla salute dei cittadini sardi”.

SCLEROSI MULTIPLA – Un grido d’aiuto arriva anche dalle persone affette da sclerosi multipla, che ha proprio in Sardegna un’incidenza superiore alla media nazionale: cinquemila, dei settemila pazienti sardi, sono seguiti da appena 3 neurologhe del Centro sclerosi multipla con sede all’ospedale Binaghi. “Una struttura che era un’eccellenza ma che è stata distrutta e relegata in uno spazio ridottissimo per essere trasformata in ospedale Covid – denuncia Ivan Melis, portavoce del gruppo Sorrisi multipli – ma anche ora che l’emergenza pare stia passando, non sappiamo quali saranno le nostre sorti e siamo ancora costretti a fare la spola tra due ospedali: Binaghi per le visite, con tempi sempre più lunghi per la carenza di medici, l’Oncologico per le terapie”.

L’assessore Mario Nieddu, intanto, chiama in causa il governo nazionale: “Deve intervenire per permettere alle Regioni di avere gli strumenti che consentano di gestire questa situazione. Il nodo è legato soprattutto alla carenza del personale ma la rivendicazione, d’accordo con i sindaci, va spostata a livello nazionale perché finora abbiamo fatto tutto ciò che si poteva: abbiamo assunto tutto il personale che potevamo assumere qui in Sardegna e non c’è più nessuno”. Nieddu, nel corso della Commissione Sanità riunita per fare il punto sulla situazione d’emergenza, ha consegnato anche ai sindaci una copia del Piano della medicina territoriale. Da parte di Emiliano Deiana (presidente dell’Anci Sardegna, l’associazione dei Comuni) è arrivata la proposta degli Stati generali della sanità sarda e di un Patto della salute, condiviso da istituzioni e territori. “Occorre una programmazione regionale che garantisca il diritto alla salute in modo uguale in tutta la Sardegna”.

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