La Lettonia, alle prese con un’incidenza di Covid-19 che ha toccato quota 1266 casi per centomila abitanti in quattordici giorni e che è la più alta del mondo, ha deciso di fare ricorso a misure estreme per provare a risolvere la situazione. Dal 21 ottobre al 15 novembre verranno chiuse tutte le attività economiche non essenziali, inclusi negozi, ristoranti, cinema, teatri, palestre e piscine oltre alle scuole. Dalle otto di sera alle cinque di mattina non si potrà uscire di casa per nessun motivo mentre nelle restanti ore della giornata lo si potrà fare solo per motivi urgenti ed essenziali. Si tratta di un lockdown duro, già sperimentato da numerose nazioni europee nel corso dell’ultimo anno e mezzo ed il suo obiettivo è quello di evitare il collasso delle strutture sanitarie, che secondo il Ministero della Salute potrebbe avvenire alla fine di ottobre se l’attuale trend di casi si manterrà inalterato.

L’arrivo della stagione fredda e la presenza della variante Delta, ormai dominante e molto più infettiva delle altre, non hanno lasciato scampo alla Lettonia ed hanno infierito su quella che è stata una campagna vaccinale fallimentare. Il ritardo nella consegna dei vaccini ha provocato i primi intoppi nella primavera del 2021 mentre le problematiche riscontrate da AstraZeneca hanno spinto molte persone a rifiutare l’inoculazione di questo preparato che, almeno all’inizio, era l’unico disponibile. Poi sono subentrati altri ostacoli come la disinformazione e la scarsa fiducia nel governo, entrambe molto presenti negli Stati post-sovietici ed il danno è fatto. Basti pensare che, secondo quanto riferito da Our World in Data, appena il 49 per cento della popolazione è completamente vaccinata ed il 53,2 per cento ha ricevuto almeno una dose. Il governo lettone è stato il primo esecutivo europeo a dichiarare lo stato di emergenza nel marzo del 2020, ad un giorno di distanza dalla dichiarazione di pandemia globale fatta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. La rapida reazione ha tagliato le gambe al COVID-19 ed ha consentito alla Lettonia di riaprire per prima e di poter beneficiare di una situazione ottimale nel corso della primavera e dell’estate.

La seconda ondata di COVID-19, manifestatasi in tutta la sua durezza dalla fine di ottobre, ha portato ad una nuova fase di emergenza, rinnovata in più occasioni sino al 7 aprile 2021. La risposta governativa è stata, però, caratterizzata dalla supervisione effettuata da parte del Parlamento e del sistema giudiziario. La quarta ondata di Covid sta travolgendo diversi paesi dell’Est, come la Russia e la Bulgaria, che hanno uno scarso numero di vaccinati. In Romania il governo è caduto per aver gestito la pandemia in maniera fallimentare, le terapie intensive sono ormai esaurite ed il segretario di Stato ha dovuto chiudere l’aiuto di Bruxelles per medicine e posti letto. In Lituania, invece, i no-vax sono concentrati tra i più anziani e si sta facendo ricorso ad incentivi economici per cercare di motivarli. Non mancano, poi, casi di certificati vaccinali falsi volti ad eludere i controlli e ad evitare spiacevoli problematiche a chi il vaccino proprio non vuole farlo. Non esiste una percentuale esatta di vaccinati necessaria a soffocare SARS-CoV-2 e la soglia da raggiungere per l’immunità di gregge ha sperimentato oscillazioni significative comprese tra il 70 ed il 95 per cento. Secondo molti scienziati, peraltro, l’immunità di gregge è un obiettivo fuorviante e sarebbe preferibile parlare di soglia di sicurezza, una copertura della popolazione in grado di rendere gestibile la circolazione del virus e che con la variante delta potrebbe ammontare al 90 per cento.

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