Sabato pomeriggio alla Ted Talk di Padova, discutendo i cinque errori letali nella gestione della pandemia, ho parlato dell’approccio che ho denominato “laissez-faire il virus”.

“Né eroi, né codardi!! Personale in stato di agitazione”. Queste erano le parole scritte in uno striscione mostrato sul tetto dell’ospedale San Carlo di Milano da un infermiere che ha deciso di rendere pubblica la sua protesta. Provenivano da una lettera di medici d’urgenza e rianimatori che denunciava il dramma di ospedali così affollati da dover costringere gli operatori sanitari a fare delle “scelte eticamente e moralmente intollerabili”. A queste parole fa eco una frase nella nuova versione del piano pandemico: “Quando la scarsità rende le risorse insufficienti rispetto alle necessità, i principi di etica possono consentire di allocare risorse scarse in modo da fornire trattamenti necessari preferenzialmente a quei pazienti che hanno maggiori probabilità di trarne beneficio”.

Suona un po’ come un tradimento del giuramento di Ippocrate. E’ come alzare bandiera bianca di fronte all’ideale di garantire cure per tutti senza distinzioni e discriminazioni. Ma prima di scandalizzarsi è importante prestare attenzione alla cascata di cause che produce tale aberrazione. Gli operatori sanitari devono scegliere chi salvare perché non hanno scelta. In ospedali sopraffatti dalla Covid-19, con pochi posti letto in terapia intensiva, è inevitabile che qualcuno non sarà curato in tempo. In altre parole, qualcuno riceverà le cure e altri saranno sacrificati. Ma i veri mandanti di queste decisioni “eticamente intollerabili” non sono gli operatori degli ospedali.

Sin dall’inizio della pandemia, potenti gruppi economici e politici hanno esercitato pressione sui governi al fine di evitare le misure di distanziamento sociale. Abbiamo ascoltato capi di Stato avvertire che “molte famiglie avrebbero perso i loro cari”. Abbiamo udito personaggi pubblici parlare di “pazienti anziani non indispensabili allo sforzo produttivo” e “pazienza se qualcuno muore”. Molti hanno diffuso l’illusione di proteggere l’economia senza fare i conti con la pandemia, sacrificando vite umane sull’altare di una falsa promessa: l’immunità di gregge.

Oggi si parla del durissimo rapporto delle Commissioni Salute e Scienza di Westminster che inchioda l’operato dell’esecutivo britannico di Boris Johnson nella prima fase della pandemia: “Il disastro peggiore nella storia della sanità britannica, costato decine di migliaia di morti che potevano essere salvate”. Per la Commissione, si tratta di: “Un fallimento epocale la strategia dell’immunità di gregge, migliaia di morti evitabili”.

Quello che in molti non hanno ancora capito è che “salute o economia” è una falsa dicotomia. Il modo migliore di proteggere le attività produttive non è lasciare che il virus si diffonda, ma combatterlo, attraverso la prevenzione. Infine, più che immunità di gregge, questa strategia dovrebbe essere chiamata “infezione di massa,” o come notato in un articolo apparso su British Medical Journal, “omicidio sociale”.

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