Resterà in carcere la donna accusata di omicidio volontario aggravato del figlio di due anni a Città della Pieve, in provincia di Perugia. Il giudice per le indagini preliminari, Angela Avila, ha convalidato l’arresto. L’udienza si è svolta questa mattina da remoto: l’accusata, Katalin Erzsebet Bradics, collegata dal carcere di Capanne – dove è stata condotta sabato scorso – insieme al suo legale e interprete, Enrico Renzoni, ha ribadito la sua innocenza. L’avvocato l’ha trovata però ancora “molto confusa e sotto choc”. Si attendono maggiori dettagli dagli esiti dell’autopsia di questo pomeriggio.

Il corpo del bimbo riportava numerose ferite da arma da taglio sul collo e sul torace. La madre lo aveva adagiato sul nastro trasportatore di una cassa di un supermercato Lidl di Pò Bandino, prima di chiedere aiuto. Al momento la 44enne, senza fissa dimora e di origine ungherese, sarebbe la sospettata principale. Gli investigatori – coordinati dal sostituto procuratore Manuela Comodi – hanno raccolto una “mole di indizi”, a suo carico, corroborati da una serie di versioni “confuse e contraddittorie” dei fatti. I motivi non sono ancora chiari. Nelle fasi iniziali dell’indagine era emersa una presunta controversia con il padre per l’affidamento del piccolo: “Ha rapito il mio Alex il giorno in cui avrebbe dovuto consegnarmelo perché il tribunale lo aveva affidato a me – ha detto il padre, secondo il Corriere dell’Umbria e La Nazione – È scappata in Italia – dove la donna aveva avuto un altro figlio – e lo ha ucciso e poi ha confessato di averlo ammazzato in un messaggio a un amico. Lui mi ha chiamato ed è andato subito alla polizia ungherese, ma era già troppo tardi”. Per chiarire la situazione gli investigatori sono in attesa di alcuni documenti da Budapest. Sono in corso accertamenti anche sulla foto inviata all’ex compagno – presumibilmente da Bradics – del corpo insanguinato del bambino. “La madre aveva anche minacciato di dare fuoco al bambino – ha raccontato ancora l’uomo – Tutti vedevano come non fosse assolutamente adatta a crescere un figlio e ciononostante non gli è stato tolto”.

Durante l’interrogatorio di garanzia, Bradacs si è avvalsa della facoltà di non rispondere, “continua però a dirmi di non essere l’autrice dell’omicidio” ha affermato Renzoni, suo avvocato d’ufficio. La difesa sta tentando di raggiungere la sua famiglia all’estero, ma la comunicazione sembra al momento difficile: la donna non ricorda i numeri telefonici e il suo cellulare è sotto sequestro. In ogni caso, il legale cercherà eventualmente di muoversi attraverso canali ufficiali, come consolato e ambasciata. Non si sa ancora se verrà richiesta una perizia psichiatrica. L’autopsia invece è stata affidata a Laura Panata e a Luca Pistolesi, quest’ultimo medico nominato dalla difesa.

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