Il premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz interviene in soccorso della numero uno del Fondo monetario internazionale Kristalina Georgieva. Alla guida del Fondo dal 2019, la direttrice generale è finita nell’occhio del ciclone per le accuse di favoritismi nei confronti della Cina che avrebbe messo in atto quando ricopriva la carica di direttrice generale della Banca mondiale. In questa posizione l’economista bulgara avrebbe migliorato di 7 posizioni il collocamento di Pechino nell’indice “Doing business” del 2018, una graduatoria annuale dell’appetibilità di un paese per le imprese che investono. La Cina figurava comunque nella non brillante 78esima posizione e, oggettivamente, il “doing business” non si può definire un indicatore imprescindibile. Ma significato politico è evidente, anche perché l’aiutino sarebbe arrivato mentre la Cina stava partecipando all’aumento di capitale da 13 miliardi avviato dalla Banca.

Secondo Stiglitz, che alla vicenda dedica un intervento sul sito dell’organizzazione internazionale “Project Syndacate” si tratterebbe però di un tentativo di “colpo di Stato” all’interno del Fondo. Una macchinazione tesa a scalzare la Georgieva dalla sua posizione o, almeno, indebolirla in maniera significativa. Questo nonostante l’economista si sia ben comportata nel contrastare la crisi economica globale innescata dalla pandemia e abbia favorito un’azione più energica del Fondo nel contrasto ai cambiamenti climatici. Cosa che a qualcuno non piace. I rilievi a Georgieva si basano su un’indagine condotta dallo studio legale WilmerHale su incarico della Banca mondiale e, secondo l’economista statunitense, i risultati sono molto arbitrari, non tali da giustificare le accuse alla direttrice generale.

“Ha fatto esattamente quello che avrei fatto io, esortando i collaboratori a verificare i dati con attenzione visto le loro limitazioni implicite”, scrive Stiglitz. Il premio Nobel parla con cognizione di causa. Tra il 1997 e il 2000 è stato capo economista della Banca mondiale. In passato ha duramente criticato il Fondo monetario internazionale per i trattamenti a base di tagli e austerità riservati ai paesi bisognosi di aiuto finanziario. In tutta questa vicenda Stiglitz vede però anche un lato positivo: la possibile fine della pubblicazione dell’indice incriminato. “Quando ero capo economista della banca Mondiale, ricorda il premio Nobel, lo ritenevo un prodotto terribile. I paesi ricevono buoni voti per le basse imposte sulle società e deboli normative a tutela del lavoro”.

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