Angelo Duro finora è stato il più concreto. Sembrerebbe più facile cadere nella retorica, tipo: “Siamo lavoratori dello spettacolo! Bla Bla Bla…!” Ed è la verità, ma non gliene frega niente a nessuno. “Abbiamo bisogno di essere ascoltati!”, ok, ok… ma si parla delle grandi frasi solo quando ad esse vengono collegate notizie negative. Le proteste civili passano inosservate, se non ferisci qualcuno con le mazze e non spacchi vetrine, niente. E anche in quel caso, parlerebbero solo degli infiltrati faziosi mandati da destra o da sinistra per sovvertire il messaggio dell’ipotetica (inutile) rivoluzione. Inutile proprio perché, finché nessuno, nei piani alti, viene toccato direttamente, non si muoverà nulla.

Però è drammatico, abbiamo davvero bisogno che ci sia un ascolto e che porti a soluzioni valide, che vengano applicate. Angelo Duro lo ha fatto, si è mosso e ha iniziato a parlare con il suo potere mediatico, con la sua irriverenza al politically correct e si è beccato anche una denuncia penale da un sacerdote.

Non erano le discoteche il problema, è stato dimostrato. Non erano i teatri, né le palestre. La gestione è sballata. È la gestione in Italia che non va e non possiamo più aspettare. In tutto il mondo il settore è ripartito, quindi è naturale che la gente sospetti incompetenza o malafede. Da oltre 18 mesi ho dovuto arrangiarmi, io come migliaia di artisti colleghi e lavoratori del settore dello spettacolo. Duro è stato addirittura costretto a spostare il tour previsto nel 2020 nei teatri nazionali già ben 4 volte ed è necessario unire le voci di tutti per sostenerci vicendevolmente.

Quindi, Angelo è sceso tra la gente, ha iniziato un tour vero e proprio, un “tour protesta”, ma fuori dai teatri, ha cercato il suo pubblico e ha trovato nuovi palchi: a Roma (in una chiesa), a Milano (in un supermercato, con il featuring di Emis Killa), a Brescia (sugli autobus, è andato a comandare con Fabio Rovazzi), con il suo iperrealismo, il suo cinismo, per portare avanti una provocazione con vero stile per attirare l’attenzione e amplificare il messaggio di tutti noi. Il risultato è stato assurdo perché ha ricevuto una denuncia penale e una convocazione al Ministero che non ha cambiato niente.

Chi lo ha denunciato? Un giovane come noi, che ogni giorno parla a centinaia di persone, ma che non ha potuto fare altrimenti per il ruolo che ricopre, che probabilmente non ha compreso il grido di dolore di un artista che da mesi non sa come portare il pane a casa e che rappresenta un’intera categoria che, nel marasma della pandemia, volutamente o no, è stata totalmente dimenticata. Non c’è stata violenza o intenzionale mancanza di rispetto, però è vero che è stata interrotta la funzione religiosa. E, ok, questo non si fa. Lo dice anche la Costituzione. Ma Duro cercava semplicemente di parlare alla gente, quindi, per capire cosa sia successo davvero in questi ultimi giorni, ho deciso di chiamare Angelo, sentirlo e sapere com’è andata.

Gli ho chiesto perché avesse organizzato questa “protesta provocatoria”, quale fosse il suo obiettivo e perché in una chiesa, un supermercato… Mi ha spiegato chiaramente di aver scelto “i posti che accolgono persone come il teatro, ma sono gli unici luoghi dove poter incontrare persone senza avere le assurde restrizioni che ci sono nei teatri, per provare a esibirsi”. Poi è stato convocato al Ministero degli Interni e immaginavo che sicuramente avesse ricevuto delle risposte.
Ma no! Niente, non ha avuto nessuna risposta. Ha parlato con Carlo Sibilia e il risultato è stato: “Nien – te!”. Gli hanno detto cose che già sapeva, sperava in informazioni più utili, ma oltre al supporto morale e una paccatina sulla spalla non gli hanno dato nessuno strumento per immaginare una svolta reale.

Quindi volevo sapere di più, avevo visto le sue storie su Instagram, volevo la verità, capire cosa avesse combinato di tanto irriverente, magari grave, da offendere chi si è trovato costretto a denunciarlo. Capire se lo avesse minacciato, se fosse stato violento, se avesse urlato, se avesse spaventato i fedeli che lo ascoltavano! E la risposta è serafica: “C’è un divieto, un articolo della Costituzione”.

Quindi, quali potranno essere gli sviluppi? “Devo esibirmi, io devo esibirmi! – continua Duro – è il mio lavoro e anzi io sono uno fortunato, ma siccome stanno finendo i luoghi dove esibirsi, cioè, ovviamente autobus, supermercati, ristoranti – anche perché nelle chiese non posso più andare – mi auguro che si possa ripartire nei luoghi deputati con capienze al 100%!”. Grazie Angelo!

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