Sono rimasto molto colpito dalla vicenda di Luca Morisi detto la Bestia, il giovane e dinamico assistente ai social del leader (ma ancora per poco si dice) della Lega Matteo Salvini. I fatti sono evidenti e non contestati dallo stesso Morisi. Il comportamento penalmente illecito sarebbe consistito nella cessione di alcune dosi di Ghb (la cosiddetta droga dello stupro) a due ventenni romeni nel corso di un festino cui avrebbe partecipato anche una quarta persona, un cinquantenne presumibilmente, e che si sarebbe protratto per almeno una dozzina di ore.

Fin qui la vicenda, al di là della collaborazione politica di alto livello da tempo intrattenuta dal protagonista, non parrebbe presentare caratteri tali da dover suscitare l’interesse pubblico. Il suo piatto squallore è quello proprio di tante altre vicende analoghe, contraddistinte dall’uso di droga e sesso per uscire dall’insopportabile monotonia di esistenze apparentemente sprovviste di motivazione e finalità. Evidentemente nutella e salumi in quantità più che modiche a Morisi non sono bastate a superare quella che egli stesso ha definito una fase o condizione di particolare fragilità. Occorre augurarsi che superi questo momento di crisi e che il suo comportamento, se pure venissero riscontrati i crismi dell’illiceità penale, non riceva sanzioni eccessive e sproporzionate.

Fin qui Morisi. Ma le inquietudini nascono andando oltre il caso singolo. La prima nasce dalla constatazione, elementare e che purtroppo dobbiamo fare sempre più spesso, della capillare diffusione delle droghe all’interno del nostro corpo sociale, che significano anche e soprattutto un crescente potere delle mafie, che dal relativo traffico ricavano profitti enormi grazie al proibizionismo. Diffusione che, senza voler indulgere a moralismi o atteggiamenti bacchettoni, è senza dubbio un sintomo grave della profonda crisi morale che la nostra società attraversa.

L’abuso delle droghe costituisce in questo senso uno degli aspetti dell’individualismo selvaggio di cui cogliamo molte altre manifestazioni, dai no vax all’evasione fiscale, dagli omicidi sul lavoro e quelli stradali agli atteggiamenti opportunistici delle aziende che vampirizzano lo Stato e poi gettano sul lastrico i loro lavoratori.

La seconda e per certi versi ancora più grave inquietudine nasce dalla reazione insopportabilmente ipocrita e a dir poco stomachevole dei settori della destra facenti capo a coloro che hanno goduto delle collaborazioni di Morisi. E’ davvero incredibile vedere coloro che fino a pochi minuti prima erano pronti a scagliarsi colla bava alla bocca contro piccoli spacciatori e consumatori di droga, purché nordafricani o comunque extracomunitari doc, rivestirsi di ben poco credibili panni buonistici per invocare la clemenza della giustizia e delle coscienze nei confronti della pecorella smarrita. Una nuova dimostrazione del fatto che la campana dell’allarme sociale, nei confronti del traffico di stupefacenti come pure di altri fenomeni in sé non certamente negativi come le migrazioni, viene da costoro suonata non per trovare soluzioni efficaci, ma semplicemente per aumentare i loro consensi attingendo al serbatoio del disagio sociale alimentato da varie dinamiche spesso deplorevoli, legate al sistema capitalistico e all’assenza di alternative, derivante dall’abbandono delle vecchie ma sempre valide bandiere da parte di quella che fu la sinistra.

Si tratta peraltro della destra che da un lato si scaglia contro i promotori del referendum per la liberalizzazione delle droghe leggere e dall’altro ha ospitato più di una volta nelle sue file e nelle sue liste esponenti di organizzazioni mafiose e paramafiose che dal proibizionismo ricevono un enorme aiuto in termine di spropositato incremento dei profitti stellari che dal traffico delle droghe (anche e soprattutto quelle cosiddette pesanti) traggono.

Un motivo in più per appoggiare il referendum per la liberalizzazione delle cosiddette droghe leggere che ha registrato peraltro un enorme successo, ma affronta ora le prevedibili difficoltà derivanti da burocrazie non sempre semplicemente impreparate e incapaci.

Ma, su di un piano più generale, ne risulta altresì rafforzata la necessità di un’effettiva rigenerazione culturale, sociale, morale e politica che restituisca al nostro popolo, compresi i migranti che ne fanno parte in numero crescente, una prospettiva di vita solidale degna di essere vissuta. Nel quadro di uno Stato di diritto al cui interno, nonostante gli attacchi costanti e i tentativi di discredito, sempre più fondamentale risulta la funzione della magistratura garante della legge uguale per tutti, oggi minacciata dai referendum farlocchi promossi proprio dalla destra di cui si è parlato – e purtroppo non solo da essa, ma da settori diversamente intelligenti della sedicente sinistra che in tal modo fanno del male a se stessi e agli altri.

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