Uno sport che “non è più lo stesso”, dove regna “l’indifferenza della Federazione Internazionale” per i pericoli corsi dai piloti ogni volta che montano in sella. E adesso, dopo la morte del 15enne Dean Berta Vinales durante la gara di SuperSport 300, sul circuito spagnolo di Jerez, il pilota italiano Michel Fabrizio ha deciso che questo mondo non è più il suo. Così, con un lungo post su Facebook, ha annunciato il proprio ritiro: “Ad oggi nella Formula 1 ci sono meno morti, invece nel motociclismo ultimamente c’è un’ecatombe. È il momento di dire basta“.

Nel suo messaggio d’addio ripercorre in qualche modo anche la sua carriera, lui che vanta un importante passato in Superbike e che è stato assente dal mondo delle gare per anni: “Gare così ne ho viste tante in questa categoria e ogni volta che ne finiva una si tirava un sospiro di sollievo perché era andata bene. Ma purtroppo non sempre va bene e oggi è successo l’imprevedibile o forse quello che si sapeva potesse accadere – ha scritto il 37enne di Frascati – Sono sdraiato da più di 5 ore sul letto del mio hotel a guardare il soffitto, ripensando ai momenti belli che questo sport mi ha regalato. Ma rientrando dopo sei anni ho visto questo mondo cambiato. Ho visto un’indifferenza da parte della Federazione Internazionale. Schierare 42 bambini nella Yamaha cup (fortunatamente è filato tutto liscio, nel 2021) e altri 42 nel Mondiale 300″.

Mezzi troppo veloci per piloti con troppa poca esperienza. Un mix che rischia di essere letale, secondo il pilota, e che è alla base delle tragedie a cui si è assistito negli ultimi mesi: “Troppi, troppi piloti con poca o addirittura pochissima esperienza e questo non succede solo nel mondiale, ma anche in campionati nazionali, dove per fare cassa si prende tutto, fino all’ultimo posto disponibile – continua – Valentino Rossi anni fa, quando Marquez è entrato in MotoGP, è stato criticato perché si lamentava per le manovre di Marquez ‘scorrette’. Bisogna dargli ragione. Marc è diventato un punto di riferimento, questi giovani emulano le sue gesta facendo sorpassi troppo al limite, appoggiandosi al proprio avversario, rischiando ogni centimetro. Aggiungiamo che mi ritiro dal mondo delle corse per mandare un messaggio forte di protesta! Affinché le regole cambino per la salvaguardia delle vite umane“.

Per il pilota laziale, tra i problemi ci sono anche le caratteristiche di alcuni impianti, come testimoniano anche alcune tragedie solo sfiorate: “Vanno riviste anche le piste che devono prevedere spazi di fuga migliori! Vedi l’incidente di Valentino che ha rischiato di morire per una pista fatta male. Vedi il Red Bull Ring, dove i piloti cascano e rimangono fermi in mezzo alla traiettoria. Tutto ciò dipende dalla FIM che non svolge un ruolo di salvaguardia verso la vita, ma predilige semplicemente il business! È ora che intervenga la politica di ogni nazione. Il primo che lanciò un messaggio forte fu Ayrton Senna, che disse come alcune piste fossero pericolose, e solo dopo la sua morte si intervenne”.

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