Sarà un’autopsia a dire perché una ragazza sana sia morta di parto dopo una gravidanza regolare, con i parametri monitorati e nella norma. Marika Galizia, 27 anni, è deceduta nella notte tra martedì e mercoledì nel reparto di rianimazione dell’ospedale san Paolo di Savona, poco dopo aver messo al mondo un bimbo, un maschietto, ricoverato in prognosi riservata al pediatrico Gaslini di Genova, dove lotta per sopravvivere. Tra le possibili cause della morte della ragazza – residente a Ceriale, da 11 anni arbitra di calcio della sezione di Albenga – c’è un evento raro, un’embolia da liquido amniotico, ipotizzata dal direttore generale di Alisa (l’agenzia regionale per la sanità) Filippo Ansaldi nel punto stampa insieme al governatore Giovanni Toti. La pm di Savona Chiara Venturi ha disposto l’autopsia per venerdì, affidando l’incarico all’anatomopatologa Francesca Frigiolini.

La cronaca della notte al san Paolo inizia con l’improvviso peggioramento delle condizioni della donna dopo il parto, che costringono i medici a trasferirla in rianimazione. Anche il bimbo appena nato sta malissimo: è in asfissia perinatale, con assenza di respirazione e battito cardiaco, e viene subito trasferito a Genova col trasporto d’emergenza. Al Gaslini è ricoverato in Patologia neonatale, intubato e ventilato in modo meccanico. Nel frattempo la mamma smette di lottare. Ora si aspetta di capire se davvero tutto sia dovuto a una complicanza imprevedibile o se gli errori umani abbiano giocato un ruolo: il presidente Toti ha inviato gli ispettori all’ospedale savonese, perché controllino le cartelle cliniche, i report, ascoltino i sanitari. “Al momento sembra che non ci sia stato nulla di men che corretto. Ci sarà massima trasparenza e attenzione perché i familiari sappiano tutto quel che è successo e soprattutto sappiano la verità”, dice.

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