La procuratrice aggiunta di Milano Laura Pedio è stata iscritta nel registro degli indagati di Brescia. L’iscrizione, come riporta il Corriere della Sera, riguarda la mancata iscrizione dell’ex l’ex manager di Eni Vincenzo Armanna per “calunnia” ai danni dei vertici della società, nel momento in cui il collega pm di Milano Paolo Storari (indagato a sua volta per rivelazione del segreto d’ufficio per il caso dei verbali di Piero Amara) a inizio 2020 le aveva fatto presente più elementi sulla collaborazione di Armanna. Quest’ultimo è imputato nel processo per le tangenti Eni in Nigeria (dove tutti sono poi stati assolti innescando una bufera in procura a Milano), ma anche accusatore di Eni. La magistrata è indagata anche per omissione di atti di ufficio per la vicenda dei verbali da Piero Amara sulla presunta Loggia Ungheria.

L’iscrizione nel registro deli indagati è arrivata in seguito alle denunce del pm di Milano Paolo Storari, pure lui indagato dalla magistratura bresciana per rivelazione di segreto d’ufficio insieme all’ex consigliere Piercamillo Davigo, e che hanno portato anche alla iscrizione del procuratore di Milano Francesco Greco. Greco domenica, in una lunga intervista al Corriere della Sera, ha sostenuto che c’è chi vuole danneggiare la procura: “Qualcuno vuole abbattere la Procura di Milano che è un simbolo, una anomalia che deve finire” spiegando anche di aspettare che a Brescia l’indagine venga archiviata per aver documentato l’assenza di ritardi o altro.

Come è noto il Cms non ha trasferito il pm Paolo Storari anche se l’azione disciplinare dei verbali è sospesa proprio in attesa delle decisioni della procura di Brescia. Storari consegnò a Davigo le dichiarazioni dell’avvocato ritenendo che ci fosse una presunta inerzia nelle indagini poi negata davanti al Csm. Nei verbali Amara, già indagato per depistaggio all’interno del processo Eni, ha sostenuto l’esistenza di una sedicente loggia Ungheria, ha elencato settanta nomi tra magistrati, giudici, politici, imprenditori, giornalisti.

È stata invece chiusa a Roma l’inchiesta che vede indagata per calunnia Marcella Contrafatto l’ex segretaria di Davigo per aver fatto arrivare ad alcuni giornalisti e al consigliere del Csm Nino Di Matteo proprio quei verbali che erano stati dati all’ex pm di Mani pulite da Storari. Alcune testate hanno pubblicato le dichiarazioni di un’altra assistente di Davigo che ai pm ha raccontato che la donna le aveva detto che “sarebbe stato bello ed eclatante se avesse avuto clamore mediatico la vicenda relativa ai verbali, alla loggia e al fatto che Davigo sapesse e avesse informato la presidenza del Csm e il presidente della Repubblica, venendo ripagato con la mancata riconferma”. Le spedizioni ai giornali risalgono all’ottobre-novembre 2020 (entrambe a Il Fatto Quotidiano) e al 24 febbraio 2021 (La Repubblica). Non uscì nulla, e a dicembre 2020, il giorno di Natale, Befera scrisse un messaggio a Contrafatto per chiederle: “La vuole far scoppiare o no sta bomba?”. Ai pm la donna ha spiegato che non si riferiva ai giornalisti bensì “all’atteggiamento di Davigo, mi domandavo perché continuasse a non far emergere pubblicamente ciò che sapeva su Ardita”.

Articolo aggiornato il 16 settembre 2021 alle ore 8.46

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