Mentre le certezze si apprendono e sono così soggette alla volontà e al metodo di chi le diffonde in ogni tempo e in ogni luogo, i dubbi non sono soggetti ad altro processo se non al libero e spontaneo pensare del singolo che può sì cadere in errore, ma ne è ben consapevole, in quanto riesce a contemplare più di una possibilità, stabilendo solo delle probabilità tra queste.

Dubbi e certezze quindi conoscono entrambi l’errore, ma le certezze vi arrivano impreparate, trovandovi il proprio nemico nascosto nella propria stessa natura, i dubbi lo contemplano e se ne nutrono per dare vita a quella che chiamiamo esperienza che, pur non avendo pretesa di scienza, trova l’individuo propenso a farne tesoro, eventuali dogmi vengono dispersi nell’ambiente senza alcuna forma di inquinamento interiore residuale.

Ricordiamoci che la stessa scienza è valida solo fino al momento in cui non viene invalidata o migliorata da nuove scoperte che sostituiscono o si aggiungono ai criteri già esistenti. La scienza non è certezza e brama di essere contraddetta perché a quel punto o può dimostrare corrette le proprie ipotesi oppure migliorare fornendone di nuove.

Il dubbio nasce dalla logica, anche se quest’ultima troppo spesso viene tacciata di essere la madre di tante, troppe certezze. Talvolta ci approcciamo alla logica scambiando il legame con lei come un legame amoroso, ma attenzione, potrebbe non essere corrisposto, anzi il più delle volte probabilmente non lo è, fortuna che non ci sono tribunali dove la logica potrebbe denunciarci per stalking.

La logica vuole che i suoi pretendenti pensino e non smettano di farlo, nella certezza il pensiero non è più in attivo, ma è fermo su di un qualcosa che non sembra aver più bisogno di modifiche, anzi di solito non ne vuol proprio sapere di queste ultime per non mettere in crisi quei solidissimi impianti egoici e autoreferenziali che siamo tutti molto bravi a costruire e la cui manutenzione è pratica quotidiana.

Certo dubitare è faticoso, implica conoscere l’unica verità possibile, ossia che questa è soggettiva, momentanea, legata ai soli sensi che nel corso dell’evoluzione umana siamo riusciti a sviluppare, quindi implica sapere che la verità è solo una verità, una verità tra le tante e una verità tra le tante non può essere “la” Verità. D’altronde nella propria crescita personale nulla è mai stato gratuito, se non la staticità e l’ignorare che la ostacolano.

Di fronte alla certezza sembriamo spesso avere un atteggiamento sottomesso e reverenziale, ma ci sentiamo rassicurati, mentre di fronte al dubbio il nostro atteggiamento è più aperto e curioso, ma ci possiamo sentire in preda a timori e paure. Il punto è che una vita che possa definirsi sicura e al riparo dalle intemperie emotive non esiste e chissà se varrebbe la pena di essere vissuta, mentre timori e paure, almeno in dosi calmierate e razionali, ci aiutano proprio a difenderci meglio dagli stessi eventi avversi verso i quali, come esseri umani, pagheremo tutti il nostro debito. L’oggettività è sempre frutto di un compromesso tra diverse istanze, quindi fallace e mutevole per natura.

È facile dare o dire dell’oggettivo, ma, alla fine se si hanno due idee diverse di oggettivo queste si scontreranno inevitabilmente. La soggettività non scende a compromessi, trascende verso interiori più complessi, e non ha che da render conto a se stessa, questo le permette di proclamarsi verità relativa senza ergersi a verità assoluta.

Due o più soggettività diverse non temono la diversità perché intrinseca nella loro natura e, prima dello scontro, cercano il confronto. Due oggettività invece non possono sussistere su un piano di realtà, secondo i comuni canoni, e lottano quindi per la supremazia, anche se fondamentalmente si tratta di soggettività impazzite.

Dubitate, gente, dubitate!

Vignetta di Pietro Vanessi

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