Alla Festa dell’Unità di Bologna, ieri sera Giuseppe Conte è stato accolto da una standing ovation. Canta “Bella Ciao” con i volontari dem dell’Osteria Partigiana, dal palco cita Enrico Berlinguer e riceve in dono da un volontario un libro sui partigiani. “Lo apprezzo come uomo politico – racconta Giusy, elettrice Pd e volontaria in cucina – e mi fa rabbia che all’interno del Pd ci chiamino le ‘bimbe di Conte’, ma io l’ho apprezzato per aver ottenuto un finanziamento straordinario in Europa”. Rispetto a un anno fa, il giudizio sul M5s sembra essere cambiato. “Ci fidiamo di più del M5s di Conte rispetto a quello di Grillo” spiega un altro volontario. E quando lo stesso Conte chiede alla platea se quest’affetto sia un segno per una richiesta di alleanza sul campo, i 500 sotto il tendone rispondo con un sì corale. “Fra due o tre anni, però, adesso non la vedrei bene”, profetizza Agostino mentre controlla il brodo per i tortellini. Un suggerimento che sembra essere condiviso da Conte che dal palco spiega: “Non è il momento di tuffarci in un’alleanza strutturale, dobbiamo prima costruirla. Non servono fusioni a freddo perché se no i cittadini non ci vengono dietro e non le capiscono. Non abbiamo l’ambizione di essere una squadra elettorale che funziona, quello è l’obiettivo finale, ma vogliamo arrivarci con un progetto di società condiviso”.

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