Nonostante un tasso di immunizzazione tra i più alti d’Europa, come ricordano i bollettini funebri quotidiani dei grandi media i decessi per Covid continuano a aumentare. Sotto pressione di Confindustria e di fronte a un’opinione pubblica sempre più sconcertata, il ceto politico italiano reagisce come tipicamente sa fare: sbracciando come un passeggero di una nave caduto in acqua senza sapere nuotare.

La ricerca del capro espiatorio per sottacere ai disastri economici, sociali e sanitari di una gestione dissennata della pandemia diventa così ogni giorno più pervicace. L’ultima sgangherata uscita pubblica della politica per dimostrare che tiene alla salute dei cittadini è quella dell’assessore laziale D’Amato, che ha affermato che nella sua Regione “se finiscono in terapia intensiva, i no vax si dovranno pagare il ricovero“. La stima della retta giornaliera pretesa da questo novello moralizzatore dei costumi è stimata in 1500 euro, 500 meno per fortuna di quelli che Ilaria Capua aveva calcolato essere il costo di un ricovero per i non vaccinati in un’intervista benignamente concessa il 21 luglio 2021 al Corriere della sera. Il giorno prima, con sintonia di intenti probabilmente telepatica, gli economisti Boeri e Perotti su Repubblica si erano esposti nell’azzardata ipotesi secondo cui chi si sottrae all’obbligo vaccinale deve pagare, mentre il virologo Abrignani aveva paragonato i cosiddetti no vax agli evasori fiscali che ‘beneficiano di qualcosa che non pagano’.

Il richiamo a intensificare gli sforzi per contrastare l’evasione fiscale attraverso una dichiarazione di guerra ai delinquenti, come quella evocata contro i no vax, sarebbe naturalmente auspicabile. I danni prodotti all’economia nazionale da chi non paga le tasse sono immensi e una battaglia senza quartiere per stanarli e far pagare loro il dovuto alla collettività dovrebbe costituire la priorità per le forze politiche che governano il paese. Invece paventare la richiesta di pagamento delle cure da parte di chi non si è ancora vaccinato è un’operazione che lascia sinceramente molto perplessi e c’è da chiedersi se veramente qualcuno dei politici e commentatori che contribuiscono a creare il dibattito pubblico nazionale abbia mai letto la Costituzione e conosca il significato del servizio sanitario universale.

Il principio base della sanità pubblica è che le persone malate vanno curate, indipendentemente dall’intenzionalità del loro comportamento. Se così non fosse, la lista degli esclusi o di coloro che dovrebbero pagare per il loro ricovero sarebbe assai lunga.

Secondo le statistiche dell’Istat, del Servizio sanitario nazionale e dell’Italian Obesity Barometer Report più di venti milioni di cittadini sono in sovrappeso e di questi 6 milioni risultano obesi. Il costo per lo stato dei soli obesi tra spese del servizio sanitario nazionale e assenteismo per malattia è di quasi dieci miliardi all’anno. Gli obesi, seguendo la logica dei sostenitori della proposta del pagamento dei ricoveri da parte dei no vax, sarebbero tenuti a pagare le cure contro il diabete che è una patologia strettamente collegata all’aumento di peso. Mangiare tanto (e male) è una libera scelta, si sa che si va incontro a rischi ma ci si abbuffa lo stesso. Quindi, a rigore di logica, si tratta di una decisione assimilabile a quella di non vaccinarsi e così come per i non vaccinati anche gli obesi costituiscono un costo per la collettività. Di conseguenza il trattamento sanitario per diagnosticare e curare determinate patologie dovrebbe essere pagato direttamente da loro.

Analoghi obblighi e penali si dovrebbero valutare per i fumatori. Fondazione Aiom stima nel 2020 l’insorgere di 40mila casi di tumore al polmone. La causa principale del cancro al polmone è il fumo da sigarette. In Italia il sistema sanitario nazionale copre la grande parte delle spese per i malati da tumore polmonare, compresi i nuovi e costosissimi farmaci antitumorali, e permette ai pazienti di accedere sia alla diagnosi che alla cura della malattia. Il legislatore proibisce di fumare in ambienti chiusi, perché il fumo fa male sia a chi lo inala che a chi lo deve respirare passivamente, ma non vieta di fumare e non si sognerebbe mai di chiedere il pagamento delle cure (anche perché così facendo disincentiverebbe l’acquisto di sigarette di cui detiene il monopolio di mercato).

L’elenco dei comportamenti a rischio di cui i cittadini sono responsabili e che non implicano nessun onere di pagamento delle cure potrebbe continuare all’infinito. Le persone che amano trascorrere l’estate sulle soleggiate spiagge della penisola a prendere la tintarella sono esposte al rischio di malattie della pelle. Dovrebbero per l’eccesso di amore verso il proprio corpo pagare le cure dermatologiche pubbliche? Oppure un alcolista o un tossicodipendente guarito che dopo venti anni deve sottoporsi a trapianto di fegato deve provvedere di persona al pagamento dell’innesto del nuovo organo? O, ancora, uno sciatore neofita che casca e si rompe una gamba è tenuto a pagarsi l’operazione e il trattamento ospedaliero?

Si andasse nella direzione auspicata dai novelli de Torquemada della salute pubblica, l’ascesa della sanità privata sarebbe l’ovvio approdo della discussione. Di fronte alla prospettiva della monetizzazione delle cure per le malattie causate da comportamenti non corretti, molti cittadini diventerebbero più prudenti e quindi meno disattenti ai costi collettivi delle decisioni personali. Purtroppo la storia insegna che l’idea di monetizzare tutto il comportamento umano, tanto cara ai politici e agli economisti liberal nostrani, è destinata a presentare il conto. Il valore del servizio sanitario nazionale è prima di tutto simbolico e culturale e stabilisce che la vita umana vale di per sé indipendentemente dal fatto che il malato sia un assassino, un ladro, uno scriteriato o, semplicemente, un vizioso o un ingordo.

Naturalmente un assalitore di banche deve essere punito per il suo comportamento, ma se ferito non per questo non deve essere curato. Allo stesso modo, per contrastare l’obesità si deve investire in educazione alimentare, nelle misure di divieto di sostanze nocive negli alimenti, eccetera. Ma se un obeso ha bisogno di cure per salvarsi la vita non si può pretendere dallo stesso un pagamento del trattamento come disincentivo al suo comportamento.

Se si volesse ottenere davvero un risultato sul fronte dell’incremento delle immunizzazioni, invece di dare la caccia alle streghe e pensare a obblighi costituzionalmente illegittimi di pagamento di rette per il ricovero dei no vax, quello che andrebbe fatto è smettere di generare insicurezza e confusione attraverso un uso retorico e propagandistico dell’informazione. Moltissimi cittadini non si immunizzano perché non riescono a capire le logiche di gestione della pandemia, sono sbalorditi dalla incompetenza dei virologi che con la stessa sicumera dicono ogni giorno tutto e il suo contrario e non si fidano dei politici che richiedono responsabilità collettiva senza assumere alcuna responsabilità individuale. E in fondo come si fa a dare loro torto?

L’ex segretario del Pd, Nicola Zingaretti, che oggi partecipa alla discussione sull’introduzione di un obbligo di pagamento delle cure per i no vax laziali, è lo stesso presidente di regione che a inizio pandemia invitava i giovani a cocktail pubblici in nome del motto secondo cui la vita non si deve fermare e che poi si è ammalato di Covid. Da cui viene spontanea la domanda: la misura del pagamento delle cure per il Covid sarà retroattiva anche per colpire la superficialità di chi, pur avvisato, non si è attenuto alle regole della prudenza? O sarà introdotta anche una nuova penalità nei confronti di chi, a seguito di consigli maldestri e sfruttando la sua visibilità pubblica, ha indotto simpatizzanti e adepti a seguire comportamenti non consoni alla gravità della situazione?

In Italia le immunizzazioni stanno correndo verso l’80% della popolazione. Ciononostante ogni giorno si contano dieci decessi in più dell’anno precedente, quando la campagna vaccinale non era ancora iniziata. Forse è il caso di chiedersi se a consigliare il ministro Speranza e il governo, oltre alla pletora di virologi e sanitari da televisione, non sarebbe il caso anche di chiamare anche qualche politologo, qualche psicologo sociale e qualche studioso dei comportamenti di massa. E magari se non sia il caso di pensare nel prossimo futuro anche al cambiamento radicale dell’attuale classe dirigente.

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