Green pass obbligatorio? Mentre in Italia si continua a discutere su modalità e opportunità di rendere obbligatoria la certificazione che attesta vaccinazione, guarigione da Covid o tampone negativo, il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, intervistato dall’Ansa dice: “Sull’obbligatorietà del Green pass penso a tutte quelle attività dove c’è da garantire la continuità di un servizio, per esempio gli operatori Trasporto pubblico locale, i dipendenti dei market e dei servizi essenziali, ma anche i dipendenti degli uffici comunali e pubblici dovranno tornare alla normalità e in presenza: hanno la responsabilità di garantire un servizio al Paese e a contatto con il pubblico. Non è possibile che in alcuni territori siano ancora chiusi e in smartworking”.

Nei giorni scorsi sulla questione obbligatorietà i sindacati si sono divisi, dopo la richiesta di Confindustria di rendere la certificazione obbligatoria. Se il segretario generale della Cgil. Maurizio Landini, continua a fare distinguo, chiedendo “una strategia complessiva” e limitandosi a dire che “è responsabilità del governo e del Parlamento di rendere per legge obbligatoria la vaccinazione. Se lo fanno, noi siamo d’accordo”, il leader della Cisl Luigi Sbarra dal Meeting di Rimini rompe gli indugi e chiede esplicitamente che si “approvi subito una legge che preveda l’obbligo alla vaccinazione per tutti i cittadini“.

Anche per Walter Ricciardi, consigliere del ministro alla Salute Roberto Speranza, il certificato va introdotto “in tutti gli ambienti di vita e di lavoro e anche sui trasporti, per garantire la libertà di movimento ai vaccinati e agli immuni, oltre alla ripresa dell’economia”. In una intervista sull’obbligo Ricciardi spiega che “deve decidere la politica cosa fare. Sarebbe etico proteggere tutti, anche coloro che rischiano di morire perché non si vogliono vaccinare” ma “si creerebbero grandi polemiche e non so se avrebbe senso alimentarle”. Una “‘spinta gentile come quella del green pass esteso il più possibile forse in questa fase è più efficace” sottolinea. È giusto l’obbligo “per i professionisti della sanità ma andrebbe introdotto anche per chi lavora nella scuola“. Va inteso come un modo “per proteggere i fragili con i quali si entra in contatto” aggiunge. La terza dose di vaccino ha senso quando la protezione “si affievolisce a tal punto da rendere la malattia probabile. Di certo va somministrata ai più deboli per età o malattia. Poi c’è l’interrogativo dei tempi. Devono dirci gli immunologi quando agire”. Non si può affrontare la pandemia “senza sospendere i brevetti e fare il trasferimento tecnologico per produrre miliardi di vaccini. Ci dovevamo muovere prima. Se non interveniamo la pandemia andrà avanti per anni: vanno vaccinate tante persone nei Paesi poveri e contemporaneamente va data la terza dose in quelli ricchi”.

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