Cosa succede in Israele il paese più veloce nella campagna vaccinale contro Covid? A leggere i numeri sembra che Sars Cov 2 – con la contagiosa variante Delta – stia riprendendo forza con continui balzi dei contagi. Ma anche i numeri hanno bisogno di spiegazioni. Perché se è vero Tel Aviv ha messo in piedi un programma di immunizzazione aggressivo è anche vero la percentuale di vaccinati con due dosi si è fermata al 58%.

Ieri sono registrati 8.646 nuovi casi positivi, il dato più alto dalla fine di gennaio, ma come spiega il ministero della Salute israeliano, fra i malati ultra60enni non vaccinati, i casi gravi sono 154,7 ogni 100mila abitanti, mentre per i vaccinati della stessa classe d’età l’incidenza è di 19,8 casi gravi su 100mila: ovvero 8,5 volte in meno dei primi. Il numero di malati gravi è salito a 559, il dato più alto da metà marzo, con 89 pazienti attaccati ai respiratori. I casi attivi sono 55.323. Durante la notte vi sono stati 13 decessi.

Dall’inizio di agosto, Israele ha avviato una campagna per somministrare una terza dose di vaccino agli ultra50enni, persone fragili e personale sanitario. Le persone che vanno maggiormente protette perché quelle più a rischio ospedalizzazione e perché immunizzate ormai più di sei mesi fa: le vaccinazioni nel paese sono iniziate il 21 dicembre 2020.

Finora la terza dose ha riguardato un milione di persone. Ma il primo ministro Naftali Bennett ha ricordato che c’è ancora un milione di persone che non si è vaccinata, pur avendone la possibilità. Nei giorni scorsi ilfattoquotidiano.it ha intervistato Jacob Haviv, il direttore generale di una delle più grandi strutture sanitarie di Gerusalemme, l’Herzog Medical Center, per cercare di capire qual è la situazione. “La maggior parte dei pazienti ricoverati ha più di 60 anni. Il più giovane ha 51 anni e il più vecchio ne ha più di 100 spiega Haviv -. Al momento abbiamo 80 pazienti nei reparti Covid. Abbiamo trattato più di 150 pazienti dall’inizio della quarta ondata. Di questi 80 circa 60 sono vaccinati, 35 quelli in gravi condizioni e tra questi 26 sono vaccinati”.

Per quanto riguarda i decessi Haviv spiega che “il tasso di mortalità in questa quarta ondata sembra essere simile a quello delle ondate precedenti. Forse anche un po’ meno. Non abbiamo osservato un decorso più grave della malattia rispetto alle ondate precedenti, ad eccezione forse di un peggioramento più rapido durante i primi giorni. Il resto della malattia sembra essere lo stesso di prima e, in ogni caso, certamente non più grave. Il numero di decessi è troppo esiguo in questo momento per poter effettuare statistiche significative per quanto riguarda una divisione tra vaccinati e non vaccinati”. Le cause di contagi e ospedalizzazioni hanno una spiegazione: “Molto probabilmente è dovuto ad una diminuzione dell’efficacia della vaccinazione con il tempo, specialmente in quelli vaccinati all’inizio, circa 6 mesi fa. Potrebbe anche essere legato alla ridotta sensibilità della variante Delta alla vaccinazione o, probabilmente, una combinazione di entrambi i fattori”,

I danni di Delta ormai sono chiari in tutto il mondo e anche gli Usa si preparano a annunciare la necessità della terza dose. “Prevenire la diffusione della prossima variante è la sfida più grande. La diffusione in tutto il mondo avviene principalmente attraverso il trasporto aereo e l’ingresso attraverso gli aeroporti e poi, naturalmente, si diffonde direttamente nella comunità attraverso il contatto diretto, che diventa incontrollato. La sfida principale è contenere le nuove varianti all’interno della comunità in cui si formano e impedire che i portatori viaggino per via aerea o con altre modalità (a seconda del paese) e infettino altre comunità. La vaccinazione non è ancora la soluzione definitiva, e il mondo è ancora lontano dalla cosiddetta ‘immunità di gregge”.

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