Termometri roventi e incendi da un lato, violentissime precipitazioni, alluvioni e grandinate devastanti dall’altro. In Italia, in Grecia ma non solo. Quello che accomuna fenomeni apparentemente agli antipodi è la loro violenza che ha una causa comune. Un’atmosfera sempre più carica di energia. Si registrano i primi segnali di fenomeni potenzialmente devastanti per clima e ambiente come lo scioglimento del permafrost in Groenlandia e anomalie nella stabilità della corrente del Golfo, una specie di gigantesco fiume all’interno dell’oceano atlantico che, mitigando le aree che lambisce. Per fare chiarezza sugli eventi di questi giorni e, più in generale, sulla situazione climatica globale, abbiamo parlato con Federico Grazzini, meteorologo presso Arpae-Simc

Grazzini, il luglio appenda trascorso è stato il più caldo di sempre nel mondo e pochi giorni fa in provincia di Siracusa si sono sfiorati i 49 gradi. Mai in Europa era stata rilevata una temperatura così alta da quando esistono le serie storiche. Cosa succede?

Il dato deve essere ancora validato ma è coerente con le temperature che hanno interessato tutta l’area e si tratta di valori fortemente anomali. D’estate in Sicilia fa caldo, certo, ma non questo caldo. Vediamo temperature che sono di 12/13 gradi superiori alla media del periodo per queste zone e non sono episodi isolati. Picchi che per altro erano stati previsti con l’avviso di 46/47 gradi in molte aree della Sicilia e del Mediterraneo. Anche a Tunisi, che è nel Nord della Tunisia (più o meno alla stessa latitudine di Siracusa, ndr) si sono raggiunti i 49 gradi. Accade perché tutte queste zone sono interessate da un’area anticiclonica decisamente più forte del normale. Quello che succede in queste condizioni è che l’aria viene compressa verso il basso e in questo modo si scalda.

È un fenomeno che senza dubbio possiamo ricondurre al riscaldamento globale che tra i suoi effetti ha anche quello di rendere più frequenti e intense le ondate di calore. Quella che viviamo ora è la più intensa ma non è la prima dell’estate, almeno per quanto riguarda il Sud. Oltre che nel Nord dell’Africa assistiamo allo stesso fenomeno in Grecia e in Turchia. Sono condizioni che determinano anche una grave scarsità di precipitazioni e quindi lasciano la vegetazione estremamente secca. La condizioni ideale per gli incendi. C’è chi li appicca, ma le condizioni sono particolarmente favorevoli all’innesco e alla propagazione. Altrimenti i roghi non avrebbero la stessa estensione e la stessa frequenza. Quest’anno ci sono già stati più incendi che nel 2017, altro anno molto caldo e secco, in cui fu registrato il precedente record.

Eppure nelle scorse settimane, soprattutto nel nord del paese abbiamo visto anche intensissime precipitazioni con allagamenti e chicchi di grandine di dimensioni inusuali…

Per le precipitazioni il discorso è più complesso ma in fondo le cause sono simili. In generale i fenomeni sono più violenti perché se la temperatura globale si alza l’energia presente nell’atmosfera è maggiore. Questa energia si può scaricare poi in molti modi, comprese precipitazioni insolitamente intense e grandini di dimensioni maggiori. Studi recenti hanno rilevato come la dimensione dei chicchi grandine sta progressivamente aumentando nel corso degli anni. Non bisogna confondere intensità con frequenza e quantità assoluta della pioggia che, anzi sul Mediterraneo, sta diminuendo.

Tanti eventi diversi ma tutti estremi e con una frequenza maggiore, cosa significa?

Il moltiplicarsi degli eventi estremi non è solo una nostra percezione. E’ esattamente ciò che sta accadendo e che registrano i dati ufficiali. Ci sono più incendi di prima e ci sono incendi dove prima non si verificavano. Dal 2010 in Siberia ogni anno si verificano degli incendi e ogni anno sono più estesi rispetto all’anno prima. Questo moltiplicarsi di eventi estremi è probabilmente il segnale di un’accelerazione del riscaldamento globale. Ondate di calore di questa portata ed intensità erano previste ed attese ma non prima di 20/30 anni e invece si verificano ora.

Sorge un dubbio angosciante…siamo ancora in tempo?

La situazione è grave e i governi devono fare tutti gli sforzi possibili per fermare questa corsa verso un punto di non ritorno. Il tempo sta scadendo ma non è ancora scaduto. Gli studi più attendibili ci dicono che invertire la rotta è possibile. L’aumento medio della temperatura media globale rispetto ai valori pre-industriali è stata sinora di 1,2 gradi, dobbiamo fare assolutamente in mondo di non superare il grado e mezzo. Oltre i due gradi si aprirebbero scenari che al momento non siamo neppur e in grado di immaginare in tutta la loro portata.

Tra i tanti segnali d’allarme c’è chi enfatizza l’inizio dello scioglimento del permafrost, ossia il suolo perennemente ghiacciato di aree come la Siberia o il Nord America. Un terreno che è ricco di gas metano “intrappolato” che in caso di rilascio andrebbe ulteriormente ad incrementare l’effetto serra.. Altri studi mettono in guardia sulle anomalie che stanno interessando la corrente del Golfo. Tra le tante segnalate dagli esperti qual è secondo Lei la situazione più preoccupante nell’immediato?

Penso che al momento la questione più seria riguardi le foreste. Oceani e foreste assorbono il 30% della Co2 che produciamo, sono insomma i nostri grandi alleati nella lotta al riscaldamento globale. Ma se la temperatura sale troppo e la vegetazione si secca più del consueto, come vediamo ora nelle aree mediterranee, le foreste diminuiscono o entrano “in sonno”, smettono quindi di assorbire Co2. Anche i meritevoli interventi di riforestazione perdono così molto della loro efficacia. Questo è, a mio parere, il maggior rischio di questa fase, se le foreste ci abbandonano, be’…siamo spacciati.

Le anomalie nella corrente del Golfo che porta acqua calda dal centro America verso il nord dell’Atlantico mitigando le aree che lambisce (come la Gran Bretagna), non la preoccupano?

E’ senza dubbio qualcosa da monitorare e studiare con grande attenzione perché potenzialmente si tratta di un pericolo enorme che potrebbe compromettere gli equilibri atmosferici su scala globale. Ma le informazioni che abbiamo non sono abbastanza per delineare scenari sufficientemente precisi. Come si può immaginare, misurare con precisioni enorme masse di acqua che scorrono nella profondità dell’oceano è quasi impossibile. Quello che si è rilevato negli ultimi studi è un incremento dell’instabilità di questa corrente. Non siamo in grado di dire se questo è il prodromo di un “collasso” e, soprattutto, se questo possa accadere nel giro di anni o decenni.

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