Il calvario del Canada continua ed è una rappresentazione inequivocabile della crisi climatica globale. Nella zona di Lyttan, cittadina vicino a Vancouver le temperature hanno toccato un nuovo record raggiungendo i 49,5 gradi. Le morti improvvise, ritenute riconducibili all’ondata di calore che sta investendo il paese, sono più di 230. Un po’ di sollievo potrebbe arrivare, secondo le previsioni, a fine settimana. Casi di temperature anomale non sono stati rari in questi anni, in diverse aree del pianeta. Questa volta però siamo di fronte a qualcosa mai visto prima, ci spiega Federico Grazzini, meteoreologo presso Arpae-Simc

Seguo le evoluzioni del clima da 25 anni, giorno per giorno e non ho mai visto niente di simile. La differenza, enorme, rispetto ad altri eventi estremi riguarda lo scostamento rispetto ai record precedenti registrati nella stessa zona. Solitamente si tratta di ritocchi di pochi decimali di grado, qui ci troviamo con un aumento di 10 gradi rispetto al picco precedente. La deviazione rispetto ai modelli climatologici è completamente fuori scala. Quando si fanno previsioni vengono effettuate molteplici simulazioni che partono però da presupposti leggermente differenti. Quando una buona percentuale di queste simulazioni “concorda” sull’esito finale abbiamo una previsione relativamente certa. Nel caso specifico del Canada, tutte le 50 simulazioni condotte preannunciavano il fenomeno che si è poi verificato, anche questa una cosa mai vista. I modelli incorporano tutti una certa percentuale di errore. Così, per maggior coerenza, il confronto viene quindi fatto con lo scenario prodotto in passato allo stesso modello. In questo caso il risultato della comparazione è diverso da qualsiasi precedente.

Il Canada occupa comprensibilmente le prime pagine ma situazioni anomale si stanno verificando in questi giorni anche altrove….

Assolutamente sì. In una certa misura anche in Italia, soprattutto nel Sud del paese registriamo temperature da giorni sopra la media. Ma le zone colpite sono soprattutto quelle del Nord Africa e del Medio Oriente. In alcune città del Kuwait e dell’Iraq da giorni si superano i 51 gradi. Come note sono zone di per sé calde ma ora stiamo parlando di temperature che, se perduranti, che sono intollerabili per la vita degli esseri umani. A maggior ragione in località, che non mancano in queste aree, che, per varie ragioni, sono prive di elettricità.

Quali sono le considerazioni da fare alla luce di quello che sta accadendo in questi giorni?

Questi eventi ci fanno capire come la modificazione del clima sta prendendo una piega allarmante. La mia riflessione personale è che il riscaldamento globale si stia muovendo ad una velocità superiore a quella di previsioni già di per sé preoccupanti. Non possiamo dire esattamente quanto il riscaldamento globale abbia influito nell’episodio del Canada ma possiamo essere certi che un’influenza l’ha avuta. La temperatura sta aumentando ovunque e cresce la frequenza con cui si verificano queste situazioni estreme. Sappiamo che il riscaldamento non è distribuito in maniera uniforme nello spazio e nel tempo. E questo può, in alcuni casi, falsare la percezione di quel che sta accadendo a livello globale. L’innalzamento delle temperature colpisce ad esempio in maniera più intensa zone come quelle dei poli e oscilla anche in base alle stagioni. Nelle nostre zone mediterranee il fenomeno sembra tradursi al momento soprattutto in forma di estati più calde rispetto al passato.

Qual è lo stato d’animo tra gli addetti ai lavori di fronte a questa situazione?

Senza dubbio nella comunità scientifica c’è una preoccupazione crescente e questo è un atteggiamento che si è evoluto nel corso degli anni. All’inizio il fenomeno veniva guardato soprattutto con grande interesse scientifico, ora si fa sempre più spazio il senso di allarme per quello che potrebbe accadere in futuro. Quando parlo di futuro intendo qualche decennio, non 50, tanto meno, 100 anni. In tempi relativamente brevi potrebbero verificarsi impatti profondi sulla società umana, da svariati punti di vista, economici e sociali.

Esiste un punto di non ritorno e se sì quanto ci siamo vicini?

Da anni la “soglia limite” identificata è quella dei 2 gradi centigradi di aumento della temperatura media a livello globale rispetto ai valori pre-industriali. E’ il numero su cui sono stati costruiti gli accordi di Parigi per la riduzione delle emissioni e ritengo sia un valore corretto. Oltre questa soglia si innescano accadimenti, ad esempio la morte delle barriere coralline che possono innescare un effetto domino in grado di autoalimentarsi e finire fuori dalle umane capacità di controllo. Ad oggi l’aumento registrato è di 1,2 gradi e non è affatto poco.

L’Unione europea ha vincolato l’utilizzo dei fondi per la ripresa all’implementazione di strategie di sostenibilità ambientale. Più in generale ritiene che gli sforzi della comunità internazionale siano sufficienti?

Gli obiettivi di riduzione delle emissioni previste dagli accordi di Parigi quasi certamente non verranno rispettati. Questo non significa che non sia necessario fare tutto quanto è nelle nostre possibilità per cercare di riuscirci. Vedo alcuni segnali incoraggianti, c’è senza dubbio una diffusa presa di consapevolezza da parte della politica della gravità del problema e della necessità di intervenire prima che sia troppo tardi. Sempre più paesi tendono ad anticipare le scadenze fissate per raggiungere gli obiettivi di natura ambientale che si erano posti in precedenza. Passi nella giusta direzione si stanno facendo, bisogna procedere con più decisione, anche nei paesi più recalcitranti ad adottare politiche ambientali stringenti.

Pensa che di fronte a questi scenari abbia ancora una qualche legittimità scientifica la posizione di chi continua a negare che la Terra si stia surriscaldando?

Il dibattito nella comunità scientifica sul riscaldamento globale è iniziato a metà del secolo scorso. Quello di porre dubbi e ipotizzare spiegazioni alternative è un atteggiamento scientificamente corretto e utile. Tuttavia. da allora ad oggi, è emerso in modo incontrovertibile che un riscaldamento globale sia in atto, non è più qualcosa di contestabile. Non sappiamo tutto ma sappiamo molto. Possiamo discutere sul grado di incidenza dei vari fattori coinvolti ma di sicuro non sul fatto che il fenomeno si stia verificando e sia legato alle emissioni antropogeniche di gas serra e che servano rapidamente azioni decise per fronteggiare il problema.

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