Proprio mentre l’Italia brucia e perde alberi, terra, animali e case è arrivata la relazione della Corte dei Conti sulla ormai nota decisione di azzerare il Corpo della Forestale adottata dalla Riforma Renzi-Madia del 2016. Secondo i magistrati contabili – che hanno reso noti i loro calcoli lo scorso 26 luglio – quella scelta di regalare su un piatto d’argento all’Arma l’antico Corpo dei custodi dei nostri parchi, mandando in fumo 200 anni di storia, ha fatto risparmiare allo Stato 31 milioni di euro nel triennio 2017–2019. Dunque, la soppressione dell’unico corpo che il Italia svolgeva prevenzione concreta sui nostri territori, addestrato ad operare come cerniera tra le altre amministrazioni, ad arrivare presto sul fuoco e lottare fino a che le cose erano rimediabili, vale dunque circa 10 milioni di euro annui di risparmio. Ne valeva davvero la pena?

La corposa relazione non dà una risposta. Certamente perché non è nei compiti della Corte dei Conti ma anche perché, nostro legittimo sospetto, non c’è tanta carne al fuoco, per stare alla metafora ignea. La Corte non lo dice in modo troppo diretto ma rileva che aver scelto di togliere tutta la storica “flotta antincendio boschivo (flotta area, terreste e personale specializzato)” ai Forestali per metterla a disposizione dei Vigili del Fuoco “è risultata sottostimata e ha determinato una iniziale difficoltà a mantenere il livello delle prestazioni, nonché una frammentazione delle migliori pratiche consolidatesi nel patrimonio professionale degli appartenenti al Corpo Forestale e un loro reimpiego non sempre consono alle previsioni normative e alle conseguenti qualificate aspettative degli interessati”: sembrerebbe che l’alta Corte alluda ad una secca perdita di professionalità. Inoltre i magistrati chiedono un periodo più lungo di tempo nel quale considerare gli effettivi risparmi in modo tale che “l’analisi della riforma – scrivono – possa essere più strutturata. Il Governo ha scelto (azzerando il Corpo e accorpandolo all’Arma, ndr) la soluzione più incisiva e complessa e dunque quella che richiede più tempo per raggiungere un sufficiente livello di implementazione”: si può intendere che fino ad ora i risparmi non siano in effetti così rilevanti.

I calcoli della Corte, inoltre, sono stati fatti in modo statico: non comprendono i mancati risparmi dello Stato, le inefficienze nei servizi resi ai cittadini lamentate da gran parte dei sindaci italiani da nord a sud – come vi abbiamo raccontato su questo giornale – il deterioramento del patrimonio forestale nazionale, tra fiamme, tagli illegali, pascoli abusivi, bracconieri e mancati controlli.

Infine, ed anche qui siamo fuori dalle competenze della Corte, la relazione non può tener conto dell’uso di quei risparmi: non sappiamo in che modo siano reinvestiti, anche se parte di quei 10 milioni annui sono già andati in fumo – siamo sempre lì – per l’assegnazione di un vecchio appalto per l’acquisto di 16 motovedette d’altura classe “N8OO” per il rinnovo della flotta navale in dotazione ai principali 16 siti navali dell’Arma dei Carabinieri pari a 16 milioni di euro. Ultimo ma non ultimo, una questione di metodo: la FeRFA, l’associazione che raccoglie gli ex Forestali oggi Carabinieri e che ha presentato le proprie deduzione durante l’istruttoria della Corte dei Conte, come hanno fatto altri soggetti istituzionali, lamenta che la relazione è stata curata da un procuratore della Corte dei Conti ex generale dei Carabinieri da poco in pensione, “conflitto di interessi pari a quello del generale dei Carabinieri da poco anche lui in pensione che scrisse il parere del Consiglio di Stato sulla bozza del decreto legislativo recante la riforma Madia”.

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