Sono oltre ottocento in totale i migranti salvati, a partire da sabato, dalle navi delle ong nelle acque del Mediterraneo e ancora senza un porto sicuro fornito dalle autorità per sbarcare. Sulla Ocean Viking della francese Sos Mediterranée gli ospiti sono 555, tra cui 28 donne (due incinte): gli ultimi 106 – comunica l’organizzazione su Twitter – sono stati soccorsi da una barca di legno sovraffollata in difficoltà in acque maltesi. Tra loro anche un bambino di soli tre mesi. “Con l’aumento delle onde e il caldo soffocante, le condizioni fisiche dei naufraghi stanno peggiorando”, scrive l’organizzazione. “Molti soffrono di mal di mare. Alcuni sono svenuti sul nostro ponte per il calore e il calvario che hanno vissuto”, spiega il capo del team medico. Sulla Sea Watch 3, invece, i profughi sono 263: l’omonima ong tedesca ha fatto sapere di aver salvato le ultime 12 persone nella mattinata di lunedì, mentre altre 26 erano state accolte a bordo domenica sera. “Queste persone hanno passato orrori inimmaginabili e hanno bisogno di un porto sicuro immediatamente”, scrive Sea Watch Italy su Twitter.

E non è tutto, perché – secondo la ong Alarm Phonealtre cinquecento persone si trovano su cinque imbarcazioni in difficoltà in zona Sar (Search and rescue) maltese, senza che le due navi, ormai piene al massimo della capacità, possano intervenire per salvarle. La barca più grande ha a bordo 240 persone. “Nonostante le imbarcazioni siano in situazione critica e le autorità Ue ne siano consapevoli, i migranti sono lasciati a rischiare la vita“, denuncia Alarm Phone. “Quattro delle barche sono lasciate alla deriva in zona Sar maltese. Nella notte abbiamo perso il contatto con quella che ha a bordo 240 persone e non sappiamo nulla delle loro condizioni. Abbiamo fornito aiuto a centinaia di profughi per numerose ore, anche durante la notte. Ma aspettiamo ancora di sapere dalle autorità europee se abbiano intenzione di porre in essere le urgenti operazioni di soccorso. I loro ritardi potrebbero già aver causato fatalità e più il tempo passa, più la probabilità di un disastro aumenta”.

“Sea Watch 3 ha lanciato Mayday a tutte le navi in area. Alarm Phone segnala oltre 500 persone in pericolo su diverse barche. Ne stiamo monitorando alcune ma non possiamo intervenire (abbiamo 263 persone a bordo). Cosa aspettano le autorità a fare il loro dovere?”, scrive ancora Sea Watch Italy. “Abbiamo soccorso senza sosta negli ultimi giorni e abbiamo superato la capacità di imbarco“, dice in un video la portavoce Giorgia Linardi, “le autorità ci hanno ignorato, non abbiamo ricevuto alcun supporto. In questo momento solo le ong sono in mare a dare aiuto, e tuttavia non è sufficiente. Le autorità sono completamente assenti“, denuncia, “e possibilmente, quando arriveremo in porto, ci bloccheranno ancora accusandoci di aver salvato troppe vite, le stesse che hanno deciso di abbandonare in mare”. Intorno alle 18.30 la stessa ong comunica che “la Guardia costiera ha soccorso alcune delle imbarcazioni in difficoltà, tra queste quelle che Sea Watch 3 stava monitorando non potendo prestare assistenza diretta. L’emergenza non è finita, molte persone sono ancora in mare e hanno bisogno di aiuto”.

“Sapere che al largo di Lampedusa ci sono persone che chiedono aiuto e che nessuno, a parte le poche Ong rimaste, si stia muovendo per andarle a salvare, mi fa vergognare profondamente di questa Europa e ancora di più del mio Paese”, scrive su Facebook il deputato di Liberi e uguali Erasmo Palazzotto. “C’era mare buono negli ultimi giorni – dice – e molte imbarcazioni hanno tentato la traversata rischiando il naufragio: non sappiamo quanti possano essercene stati in uno dei tratti di mare più pericolosi al mondo. Grazie alle poche navi civili di soccorso ancora presenti, molte tragedie sono state scongiurate, ma che il peso e la responsabilità dei soccorsi sia interamente lasciato a loro è inaccettabile. Queste ore drammatiche ce lo confermano – conclude – un sistema di ricerca e soccorso europeo va riattivato. Non possiamo permetterci di stare a guardare questa strage”.

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