Gli esperti avevano notato un calo nell’efficacia del vaccino fra quanti sono stati immunizzati sei mesi fa e per questo avevano suggerito al governo di procedere con la distribuzione della terza dose, sempre Pfizer. Così Israele, a partire da domenica, ha deciso di somministrarla agli over 60 che hanno già ricevuto il siero, a condizione che siano trascorsi oltre cinque mesi dalla seconda iniezione. Mentre non sarà disponibile per chi è guarito dal Covid-19 e non è stato vaccinato. Il ministero della Sanità ha dunque chiesto alle casse mutua no profit finanziate dallo Stato attraverso le quali si è proceduto alla vaccinazione della popolazione (Hmos – Health Maintenance Organizations) di organizzarsi per effettuare i richiami, consegnando a Israele il primato di primo Paese al mondo a procedere con la terza dose. Finora in Israele hanno ricevuto la terza dose categorie limitate di immunodepressi fra cui pazienti che hanno avuto trapianti di cuore, reni o polmoni.

“La realtà dimostra: i vaccini sono sicuri”, ha detto Bennett alla televisione lanciando la campagna di vaccinazione. “Proteggono da forme gravi di malattia e dalla morte”. Dopo aver sostenuto che l’efficacia delle prime due dosi sta gradualmente calando, Bennett ha aggiunto: “Il nostro obiettivo è di mantenere aperta la economia di Israele. Ma dobbiamo comprendere che c’è una gara in corso fra le vaccinazioni e la pandemia. Di conseguenza dobbiamo far sì che il ritmo delle vaccinazioni superi quello della pandemia”.

Nel Paese, intanto, continuano a salire i contagi. Il 28 luglio ne sono stati registrati 2.260 su circa 96 mila tamponi, con un tasso di positività del 2,8 per cento. In crescita anche il numero dei malati gravi che sono saliti a 153. All’avanguardia nella ricerca fin dalle prime fasi della pandemia, Israele potrebbe inoltre essere il primo Paese al mondo a sperimentare un vaccino orale contro il Covid, come ha anticipato al Jerusalem Post lo scorso 22 luglio il Ceo della società farmaceutica israeliana Oramed, Nadav Kidron, società che da marzo essa lavora con la indiana Premas Biotech al progetto del vaccino orale, che si basa su una tecnologia del Centro medico dell’università Hadassah di Gerusalemme.

Kidron spera di ottenere nella prossime settimane l’autorizzazione del ministero israeliano della Sanità all’avvio della sua fase sperimentale su 24 volontari che finora non sono stati vaccinati. Il Jerusalem Post aggiunge che in Europa la Oravax Medical (che include Oramed e Premas Biotech) ha già preparato migliaia di capsule pronte per essere messe a disposizione di Israele e di altri Paesi.
Secondo Kidron il nuovo vaccino (che si concentra su tre proteine strutturali del coronavirus invece della singola proteina spike utilizzata dai vaccini Pfizer e Moderna) “dovrebbe essere molto più resistente di fronte alle varianti del Covid-19” . Fra i suoi pregi sono menzionati anche la facilità di trasporto e di distribuzione su larga scala. Questo vaccino pare dunque molto indicato per la distribuzione nel Terzo mondo.

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