di Massimo Minelli

Con la prossima nascita di Ita il nome Alitalia scomparirà dallo scenario internazionale del trasporto aereo: un’agonia che dura dalla tentata vendita del governo Prodi ad Air France e del successivo avvento dei “capitani coraggiosi” di berlusconiana memoria.

Tralasciando la cronologia degli eventi fino ai giorni nostri, nel 2015 chiude i battenti quella che fu la vecchia officina motori di Alitalia diventata poi nel 2003 una “New Co” (Ams Alitalia Maintenance Systems, con capitale al 60% Alitalia e al 40% Lufthansa), più di 300 persone senza lavoro e un’azienda sostanzialmente sana sparita nel silenzio generale. Nei costi di manutenzione e revisione di un aeromobile, quella di un motore incide in media per il 40% sul costo totale, infatti le grandi (e sane) compagnie queste lavorazioni se le fanno in casa propria e, udite udite, le eseguono anche per tutte le altre che non hanno al loro interno un settore tecnico capace di ciò con conseguente guadagno extra per la compagnia: per farla breve il costo di una revisione motore costa all’incirca un milione di euro.

Alitalia aveva una delle migliori officine motori in circolazione, ma con l’avvento di Cai si decise di relegarla nella “Bad Company” con conseguente fuga dei tedeschi. Fummo messi all’asta e acquistati da soggetti privati. Le cose andavano abbastanza bene fino a che mamma Alitalia ci tolse le commesse non rispettando gli accordi firmati a Palazzo Chigi e decise di spedire i motori in Israele presso Israel Aerospace Industries-Bedek (Iai) che guarda caso era socio al 19% della stessa Ams con costi triplicati e senza la comodità dell'”officina sotto casa”.

Oggi molti di quei tecnici specializzati (tra cui il sottoscritto) lavorano all’estero per altre realtà del settore, e a me personalmente rode e non poco contribuire ad aumentare il Pil di un paese già ricco di suo e di non poterlo fare per il mio paese. Per fare un ultimo esempio, Lufthansa Technik nel 2016 ha fatturato 5.144 miliardi di euro lavorando per terzi… Se Alitalia avesse sviluppato nel tempo la corrispettiva Dot (Divisione Operazioni Tecniche) oggi staremmo parlando di un’azienda sana, ricca e di cui andare fieri come italiani.

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