Mentre qui si parlava più che altro degli Europei di calcio, dal Canada arrivava la notizia di un’ondata di calore spaventosa con temperature intorno ai 50°C, con tutti i danni del caso, incendi, morti, e cose del genere. E non è solo il Canada: la città di Jacobabad in Pakistan ha toccato i 52°C. Insomma, notiziole che uno potrebbe considerare anche preoccupanti. Cosa sta succedendo?

Le ondate di calore sono parte del riscaldamento globale: se aumenta la temperatura media, ci dobbiamo anche aspettare un aumento della frequenza delle ondate di calore. Questo lo vediamo avvenire un po’ ovunque, come potete leggere in un recente articolo su Nature. D’altra parte, è anche vero che non finisce il mondo se un pezzo di Canada brucia e l’attenzione del pubblico per queste cose svanisce rapidamente.

Ma potrebbe il riscaldamento globale diventare qualcosa di più che una serie di eventi spettacolari ma occasionali? Qualcosa che mette a repentaglio la nostra stessa esistenza? Una bella domanda alla quale nessuno può rispondere con certezza. Ma siccome siamo in estate e siamo rilassati, proviamo a fare un piccolo esercizio di catastrofismo. Cosa potrebbe succedere se le cose si mettessero veramente male?

Come sempre, la chiave del futuro sta nel passato. In tempi remoti, la Terra è stata spesso molto più calda di oggi. Per esempio, 50 milioni di anni fa, nel periodo che chiamiamo “Eocene”, la temperatura media era almeno 12 gradi più alta di oggi. Ma come mai oggi fa tanto più freddo di allora?

Possiamo escludere un effetto del Sole che, semmai, oggi è leggermente più caldo. Invece, le alte temperature dell’Eocene sono chiaramente correlate alle alte concentrazioni di gas serra, principalmente CO2, di quel tempo. Si parla di oltre 1000 parti per milione (ppm) e, in certi momenti anche fino a 4000 ppm di CO2. Oggi, come sapete, siamo a poco più di 400 ppm. Senza andare nei dettagli del perché la concentrazione di CO2 sia scesa ai valori attuali, possiamo pensare che se la riportassimo ai valori di quell’epoca ritorneremmo anche a quei valori di temperatura: 12 gradi in più.

Per noi, vivere nell’Eocene non sarebbe facile. Va bene che l’Eocene non è stato un brutto periodo per la vita sulla Terra, anzi, era un periodo di lussureggianti foreste che crescevano anche in Antartide – allora totalmente privo di ghiacci. Ma dal punto di vista degli esseri umani, vorrebbe dire ampie zone equatoriali inabitabili per via del calore, livello del mare di svariate decine di metri più alto dell’attuale, un clima completamente diverso dall’attuale, in cui non sappiamo se l’agricoltura sarebbe possibile. Questa sì che sarebbe una bella catastrofe, altro che qualche incendio in Canada!

Se dipendesse soltanto dalle emissioni umane, portare il CO2 ai valori dell’Eocene sarebbe impossibile. Vorrebbe dire bruciare più combustibili fossili di quanti non ce ne siano nella crosta terrestre. Purtroppo, però, con l’aumento di temperatura, l’ecosistema potrebbe decidere di restituirci con gli interessi il carbonio che ha assorbito fino ad ora, approssimativamente metà delle emissioni umane. Se poi si arrivasse al rilascio del metano accumulato nel permafrost, allora si potrebbe arrivare a concentrazioni di gas serra vicine a quelle dell’Eocene, e questo sarebbe molto male. Speriamo che non succeda, ma non lo si può escludere: dopotutto è già successo!

E ora, tenetevi forte: c’è ben di peggio! La Terra ha visto nel suo lungo passato un gran numero di eventi veramente catastrofici. Vi ricordate dell’estinzione dei dinosauri? Non è stato l’unico episodio e neanche il peggiore della condizione che in inglese si chiama “hothouse Earth” e che potremmo tradurre come “bagno turco planetario.” Qui si parla di estinzioni di massa, devastazione dell’ecosistema, desertificazione generalizzata e altri disastri. Se succedesse di nuovo qualcosa del genere, quasi certamente gli esseri umani farebbero la fine dei dinosauri. E, anche qui, è una cosa che non possiamo escludere dato che è già successa.

Il bagno turco planetario è il risultato di mega-eruzioni vulcaniche di lunga durata che pompano immense quantità di CO2 nell’atmosfera. E’ la stessa cosa che stanno facendo gli esseri umani: pompare CO2 nell’atmosfera. Potremmo veramente finire bolliti? Ne hanno discusso Kidder e Worsley, fra i più grandi esperti mondiali di mega-eruzioni, che, per fortuna, sono arrivati a conclusioni ottimistiche. Per far bollire il pianeta dovremmo continuare a bruciare combustibili fossili ai ritmi attuali per almeno 500 anni. Poco probabile, per non dire altro.

Ma in questi calcoli c’è sempre molta incertezza: il sistema climatico è uno di quei sistemi detti “complessi” che ti prendono sempre di sorpresa. E non ci dimentichiamo che, comunque vada, il destino della Terra è di finire bollita e sterilizzata dall’inevitabile graduale aumento della radiazione solare. Ma per questo si stima che ci vorranno ancora alcune centinaia di milioni di anni. C’è tempo!

Si sa che in estate i giornali tendono a ritirar fuori cose come fantasmi, vampiri e zombie. Così, potete prendere queste considerazioni come una specie di film dell’orrore. Vi spaventa lì per lì, ma poi tornate a casa tranquilli. Ma ricordatevi che qui stiamo parlando di cose reali e che non è necessario far bollire l’intero pianeta per vedere effetti drammatici del cambiamento climatico. Basta poco per fare danni sufficienti per cominciare una spirale di declino della civiltà umana dalla quale sarebbe molto difficile uscire.

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