Sappiamo benissimo che dare la fiducia al governo Draghi è stato per il M5s una scelta difficile ed io sono stato l’ultimo a convincersi. L’ho fatto perché ho risposto all’appello del Presidente della Repubblica, sostenendo questo governo di emergenza, per non disperdere gli sforzi degli italiani compiuti in un anno di pandemia e quelli dell’Italia, del governo Conte II, che è riuscito a ottenere 209 miliardi dall’Europa.

L’abbiamo fatto chiedendo, però, lealtà e rispetto al Presidente del Consiglio Draghi nelle Aule di Camera e Senato il giorno della fiducia. Rispetto per i valori che abbiamo portato avanti in questi anni, le conquiste di contrasto alla povertà e alle disuguaglianze e in particolare su due assi per noi fondamentali: giustizia e transizione ecologica. Ed è proprio su questi temi che, invece, si sta retrocedendo con l’introduzione del decreto semplificazioni e gli emendamenti governativi alla riforma della giustizia penale.

Il tema della giustizia non è un tema come tutti gli altri. Sono 20 anni di politica italiana a dirlo, con Tangentopoli, decenni di impunità sempre verso i più forti: i leader politici, gli amministratori delegati di multinazionali, miliardari e esponenti protetti di istituzioni. Una giustizia che da troppo tempo è una giustizia di censo. Feroce con i deboli e debole con i potenti.

Il decreto semplificazioni invece che vuole smantellare le procedure sull’impatto ambientale per accelerare le procedure su inceneritori, stoccaggio di CO2, su gas rallentando le risposte alla crisi ambientale e di salute secondo la strada indicata dal M5s e dalla comunità scientifica, che non può accontentarsi di avere un ruolo marginale in queste scelte che stabiliranno le sorti del Paese e delle future generazioni europee.

Tra riforma della giustizia penale, decreto semplificazioni e abolizione del cashback sembra invece che ci sia una grande voglia di qualcuno dentro e fuori da questo governo di lasciare le mani libere ai soliti noti, ai “capitani coraggiosi” di quest’Italia che non hanno mai rischiato nulla e hanno guadagnato molto lasciando le perdite ambientali, sociali ed economiche a noi tutti.

Chiedere lealtà alle forze politiche come Leu e Pd che con noi hanno sostenuto il governo Conte II è fondamentale. Altrimenti in quale prospettiva di collaborazione ci poniamo? Abbiamo scelto di esserci anche per essere alternativi ai sentimenti di odio e isolazionismo diffusi dai partiti di Meloni e Salvini, essere un argine alla loro becera politica. In questa prospettiva il Pd e Leu può trovare forza nelle proprie battaglie con il sostegno del M5s ma è chiaro che deve avvenire anche l’inverso se la collaborazione va costruita su basi durature. Possiamo, in questa prospettiva, avallare scelte politiche che sembrano anticipare di due anni un governo delle destre?

Occorre quindi una presa di posizione forte del M5S e dell’alleanza Conte su ogni singolo aspetto di questo governo perché rispondiamo ad un mandato dei cittadini e continuiamo a dover rappresentare il popolo italiano che ha scelto di darci con 11 milioni di voti un mandato preciso. E’ un’operazione che va calata nelle complesse vicende di oggi e che non vuole tradursi in una mancanza di sostegno immediato al governo Draghi, ma piuttosto dobbiamo recuperare la nostra postura per tenere fede al patto con i cittadini attraverso mille altre azioni possibili in nostro potere nelle aule parlamentari, così come nel Consiglio dei ministri, e nell’azione dei nostri ministeri senza alzare continuamente bandiera bianca come è accaduto in questi mesi.

Farò la mia parte in quanto parlamentare, ma occorre che ognuno, soprattutto chi ha maggiori responsabilità all’interno del M5s, come ministri, sottosegretari e direttivi di Camera e Senato facciano la propria per cambiare rotta e portare avanti le nostre battaglie per i cittadini in piena libertà.

Con la stessa forza torniamo tra i cittadini per rilanciare nuove battaglie come il reddito universale, la riduzione dell’orario di lavoro e il servizio civile ambientale e tracciamo la rotta per il futuro.

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