Ci vuole un coraggio da leoni per chiedere ai ragazzi di votare. Quelli nati subito dopo il cambio di millennio, adesso, potranno farlo anche per il Senato. Sono i fratelli di Greta, e chissà se avranno la forza e la voglia di gridare nell’urna quello che lei ha gridato in faccia a Trump alle Nazioni Unite. How dare you? Come osate? Come osate chiedere i nostri voti, i nostri quattro milioni più o meno di voti, a noi? Volete il nostro beneplacito a continuare così come va, o volete, per caso, sentire i nostri bisogni ed esaudirne qualcuno, in cambio.

Si rivolgeranno loro usando magari la schwa, i politici, ma chissà se pensando davvero a che strana generazione siano. Nata nell’utopia euforica del “trionfo” del sistema, la globalizzazione, la moneta unica, l’Europa tutta in maiuscolo e finita ancor prima delle elementari in un tunnel di crisi epocali. La finanza, le migrazioni, la pandemia, il clima, i nuovi nazionalismi. Non hanno conosciuto anni buoni. Un paradosso per un periodo di pace. Chissà cosa ne pensano, chissà se hanno identificato dei colpevoli. Oppure chissà se non gli importa. Se ci credono ancora all’ esercizio della democrazia.

I “vecchi” che hanno davanti, oramai, stanno attorno all’uno su due. In certe occasioni, tipo le ultime regionali francesi a uno su tre. Sentono anche loro questo abisso tra la politica delle promesse e quello delle realizzazioni? Credono alla ferocia ferina degli scambi verbali, oppure hanno letto dei governi paciocconi tra Pd e Berlusconi, tra 5 stelle e Salvini, di tutti con Draghi. Tranne la Meloni. Gli piacerà Giorgia, così risolutamente anti? Anti, però, pure a quelle cose, il clima, i diritti, il gender che dovrebbero essere nel cuore del “Come osate”.

Andranno, se andranno, a votare per la prima volta di un Parlamento smilzo, i primi diciottenni chiamati a scegliere un Senato che qualcuno voleva abolito. Andranno in un paese di votanti sempre più vecchi, sfibrati, che le hanno provate tutte, catapultando a percentuali fragorose, prima Renzi, poi Grillo, poi Salvini, disamorandosene in meno di una legislatura, per non parlare dei boriosi fratelli maggiori sottolio, le sardine. Loro sono la generazione zeta. È l’ultima lettera del vecchio alfabeto. Quello con cui io sapevo leggere e scrivere.

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