Nelle ultime ore un paio di notizie hanno stuzzicato la mia curiosità. Entrambe all’insegna del binomio folla-virus. Le folle sono quelle delle piazze dove si è festeggiato il passaggio del turno dell’Italia ai Campionati Europei, il virus è quello della stupidità. Quella di chi ha fatto cadere il rider a Cagliari e quella di chi ha palpeggiato l’euforica ragazza che ha alzato la sua maglia azzurra chissà dove.

La stupidità è sempre esistita, ma la vera notizia è che quel virus torna a far notizia più del Covid. Leggendo gli articoli, guardando le foto e i video, vedevo una gran folla e solo pochi facevano notare qualcosa che poco tempo fa sarebbe stata la prima osservazione di molti. Ma gli assembramenti? Contro il virus della stupidità non si è trovata una cura e mai si troverà, contro il Covid l’umanità combatte da oltre un anno mezzo, grazie alla scienza e a qualche accorgimento che ci viene talvolta imposto, attualmente solo suggerito. In questa estate, insomma, si procede affidandosi al buonsenso personale e si confida sulla campagna vaccinale.

Ci sono folle e folle, quelle di cui voglio scrivere adesso sono quelle sportive. Ci sono quelle scongiurate dal Governo di Tokyo che ha dichiarato lo stato d’emergenza per la pandemia Covid che rimarrà in vigore in città per tutta la durata delle Olimpiadi. Olimpiadi senza spettatori dunque.

Ci sono quelle che sembrano del secolo scorso: era il 19 febbraio 2020 e ci si interrogò a lungo sull’opportunità di disputare la partita di Champions League fra Atalanta e Valencia. Eravamo a inizio pandemia, il match si giocò a San Siro alla presenza di 36mila spettatori. Seguirono polemiche, anche inchieste e, ce li portiamo addosso, morti e divieti.

Non è passato molto tempo dalla festa scudetto dell’Inter in Piazza Duomo, altre polemiche ma anche un’altra era se consideriamo che avevamo già tutti le mascherine a disposizione, gel igienizzanti come se piovesse, tamponi e vaccini. L’ennesimo gradino lo stiamo salendo (o scendendo) in questi giorni dove Londra è, per motivi di logistica sportiva, centro del mondo. Anche il cuore dell’Italia sportiva è tutto nella City con la Nazionale di calcio in finale e il tennista Matteo Berrettini in una storica semifinale a Wimbledon. Ma la mente mi porta ancora una volta ad analizzare le folle.

Sugli spalti del torneo londinese la gente è smascherata e la capienza per le finali arriverà a toccare le 15mila presenze. Wimbledon e Wembley sono distanti circa 12 miglia, domenica prossima saranno i teatri di due finali grandiose, potenzialmente entrambe con speranze italiane. Questi luoghi di culto sportivo distano anch’essi circa 12 miglia dall’aeroporto di Heathrow. Tracciando tre linee su una cartina di Londra ne viene fuori un triangolo che domenica dovrà contenere l’attesa, l’arrivo allo stadio, il match, la gioia e la delusione dei tifosi.

Il triangolo assomiglia molto alla lettera Delta maiuscola. Lo so, avete pensato subito alla variante Delta, vero spauracchio di questi giorni e motivo fondante di questo mio post. Moltissimi nostri connazionali si muoveranno in questo triangolo, non si sa quanti esattamente fra i 60mila che vedranno Italia-Inghilterra e, in caso di vittoria, saranno in delirio prolungato per tutta la notte. Lo sport e le sue emozioni, l’estate, la ritrovata possibilità di viaggiare ci hanno consegnato in tempi brevissimi uno stato di euforia che avrei sperato fosse stato contenuto a monte. Forse la rigidità di Tokyo è eccessiva, dico forse perché lo capiremo in autunno se la strada giusta da seguire fosse quella della cautela o quella del progressivo ritorno alla normalità.

La testa e il cuore divergono sempre ma io torno al punto cruciale, il buonsenso. Mi chiedo ancora adesso, a poche ore da queste partite, con che spirito si parta per andarle a vedere. Io sono un tifoso totale, se avessi avuto tempo e modo di andare che avrei fatto? Avrei evitato di abbracciare i miei amici dopo un goal, o il match point? Dopo l’incontro sarei tornato di filato in hotel con l’adrenalina a mille? Sono domande che mi ronzano in testa e che non troveranno risposta, io stesso sono troppo felice degli spiragli che la pandemia, per adesso, ci concede, dunque l’unica cosa che mi permetto di suggerire a tutti coloro che hanno il privilegio di vivere questi eventi: al fischio finale fate i bravi!

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