Nuovi casi in aumento dopo 15 settimane di discesa, una campagna vaccinale che rallenta, soprattutto a causa dell’incertezza delle forniture, mettendo così a rischio 5,75 milioni di over 60, ancora non totalmente protetti contro la variante Delta, che può essere arginata con l’inoculazione di entrambe le dosi di vaccino, e tanti, troppi, over 50 che ancora “esitano”, sintomo anche di una “strategia di chiamata attiva” che non è mai decollata “nonostante i proclami”. È la fotografia dell’ultimo monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe che prende in esame la settimana che va dal 30 giugno al 6 luglio 2021.

Il focus principale è sulla campagna vaccinale che subisce una piccola battuta d’arresto. Alla mattina del 7 luglio, si legge nel report, il 59,6% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino (n. 35.323.440) e il 36,4% ha completato il ciclo vaccinale (n. 21.593.307). Ma, appunto, il numero delle somministrazioni è sceso del 4,1%, attestandosi a 3 milioni e 700mila inoculazioni settimanali, con una media di 524mila dosi al giorno. Pesa, rileva Gimbe, soprattutto l’incertezza delle dosi in arrivo e la diffidenza, in particolare negli over 60, verso Astrazeneca e Johnson&Johnson. Nel dettaglio, cala la percentuale di somministrazione di prime dosi, con le Regioni che tendono a tenere le scorte per i richiami: “Il numero di prime inoculazioni – spiega Marco Mosti, direttore operativo della Fondazione – è in riduzione da 3 settimane consecutive con un valore che dal 74% della settimana dal 7-13 giugno è sceso al 38% della settimana 28 giugno – 4 luglio, con un calo del 49% in 3 settimane”.

Nonostante l’incertezza delle dosi in arrivo, ci sono ancora 6 milioni di dosi già consegnate alle Regioni in attesa di essere inoculate: 2.095.382 di Pfizer/BioNTech, 600.970 di Moderna, 2.365.462 di AstraZeneca, 1.000.007 di Johnson & Johnson. Ma restano i ritardi nelle consegne: al 7 luglio sono state consegnate 60.989.653 dosi, pari all’80% di quelle previste per il 1° semestre 2021. Solo del secondo trimestre mancano all’appello oltre 15 milioni di dosi. Di queste quasi la metà sono dovute alla mancata autorizzazione di CureVac (48% delle dosi mancanti). Ma anche gli altri vaccini stentano ad arrivare: Astrazeneca non ha consegnato oltre 2 milioni di dosi, Johnson&Johnson, invece, 5 milioni, pari al 33,2% del totale, spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione. Sulla carta, per il terzo trimestre, dovremmo avere quasi 45,5 milioni di dosi di vaccini a mRna e 41 milioni a vettore adenovirale, oltre a 6,6 milioni di CureVac che però, specifica la Gimbe, dovrebbe essere eliminato dal prossimo piano vaccinale, visto che, a oggi, non è ancora stato aggiornato.

A rischio ci sono soprattutto 5,75 milioni di over 60 che, con l’arrivo della variante Delta, non avendo ancora completato il ciclo vaccinale, potrebbero andare incontro a malattia grave. In dettaglio, 2,29 milioni (12,8%) non hanno ancora ricevuto nemmeno una dose di vaccino con rilevanti differenze regionali (dal 22,6% della Sicilia al 7,7% della Puglia) e oltre 3,46 milioni (19,4%) devono completare il ciclo dopo la prima dose. Soprattutto, rileva Gimbe, “nella fascia 50-59 e 60-69, è evidente l’esitazione vaccinale, in particolare per i vaccini a vettore adenovirale, frutto di fake news e di una comunicazione istituzionale incapace di trasmettere il profilo rischio-beneficio”. “Inoltre, nonostante i proclami, una vera strategia di chiamata attiva non è mai decollata a livello nazionale“, specifica Gimbe.

Nonostante l’incremento dei contagi (+5% con 5.571 nuovi casi rispetto ai 5.306 della settimana precedente), continuano a migliorare i dati di decessi e ricoverati. I morti in sette giorni sono stati 162 (contro i 220 della scorsa settimana), 1271, invece, i ricoverati con sintomi, con un calo del 24,2% rispetto ai 1676 della scorsa settimana. In calo anche le terapie intensive, con una diminuzione del 30,7% (erano 270 le persone in rianimazione, contro le 187 di questa settimana).

“Dopo 15 settimane consecutive di discesa si rileva un incremento del 5% rispetto alla settimana precedente. Anche l’attività di testing, dopo 7 settimane di calo, registra un aumento del 15,5%, continuando tuttavia ad attestarsi su numeri troppo bassi, con conseguente sottostima dei nuovi casi e insufficiente tracciamento dei contatti”, rileva Cartabellotta. Dalla settimana del 5-11 maggio, infatti, il numero di tamponi si è progressivamente ridotto, passando dai 662.549 test ai 263.213, fino ai 303.969 di questa settimana. L’inversione di tendenza dei nuovi casi si registra in 11 regioni, Abruzzo, Campania, Liguria, Lombardia, Marche, Province autonome di Trento e Bolzano, Sardegna, Sicilia, Toscana e Valle d’Aosta. Continua invece il trend in decrescita dei pazienti ospedalizzati. Dal picco del sei aprile i posti letto occupati in area medica sono scesi da 29.337 a 1.271, e quelli in terapia intensiva da 3.743 a 187.

“L’incremento dei casi conseguente alla diffusione della variante Delta – conclude Cartabellotta – destinato a continuare nelle prossime settimane non deve generare allarmismi. Certo il dato preoccupa per il suo potenziale impatto sugli ospedali che sarà inversamente proporzionale alla copertura vaccinale completa degli over 60. Ecco perché, oltre a potenziare contact tracing e sequenziamento, occorre sia mettere in campo strategie di chiamata attiva per gli over 60 che non si sono ancora prenotati, sia accelerare la somministrazione delle seconde dosi. Infine, siamo tutti chiamati a contribuire attivamente a rallentare la diffusione della variante delta mantenendo comportamenti responsabili ed evitando gli errori della scorsa estate”.

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