Nostra Signora dello Spettacolo se n’è andata. Com’era nel suo stile, l’ha fatto in maniera estremamente discreta. Senza far… Rumore, che pure le piaceva tanto. Proprio per questa sua riservatezza, i fan che oggi piangono Raffaella Carrà poco sanno del suo “dietro le quinte”, delle sue passioni e del suo modo di lavorare, perché dei suoi spettacoli è quasi sempre stata anche coautrice, insieme a un pool di fidati collaboratori.

Tra di essi vi è Walter Santillo, che 26 anni fa fu notato dalla soubrette durante alcuni show con Carlo Conti & C. e lo volle con sé come primo inviato di Carramba! Che sorpresa, andato in onda per otto edizioni tra il 1995 e il 2008. Da quel momento, Santillo ha lavorato con la Carrà per oltre un ventennio – sperimentandone le doti, sia di superstar, sia di persona di grande semplicità – e oggi è con un velo di tristezza che ricorda le tante giornate e nottate trascorse ”a creare” nella villa dell’Argentario, in Toscana, della Carrà. Proprio lì nacque lo storico show di Raiuno: «Carramba! era un programma che si preparava in sei mesi – dice Santillo – perché lei era assolutamente ferrea nel cercare la verità. Niente doveva essere lasciato al caso. Quindi c’erano verifiche continue, con voli aerei in altri continenti e guai se c’era qualcosa che non la convinceva. Per questo era un programma molto costoso e oggi improponibile. Molte idee e diversi spunti nascevano proprio nella sua villa a Cala Piccola, all’Argentario».

Per riuscire in grandi imprese televisive, ovviamente la Carrà diventava estremamente esigente con i suoi collaboratori, ma soprattutto con se stessa: «Raffaella non aveva atteggiamenti da diva – continua Santillo – e così i suoi collaboratori vedendo che lei era la prima a sacrificarsi, a non tirarsi mai indietro, pronta a fare anche le 2 di notte per scrivere i copioni che dovevano essere assai precisi e alla fine risultavano delle vere e proprie biografie, vedendo tutto ciò… era un piacere lavorare con lei, anche se era molto pignola, precisa, attenta».

Le lunghe riunioni di lavoro per la preparazione di un programma prevedevano però anche dei momenti di pausa. E uno dei passatempi preferiti dalla Carrà era il gioco delle carte: «Ma non si giocava di soldi – aggiunge il collaboratore -. Ultimamente le piaceva molto il burraco, ma lei amava soprattutto lo scopone e tressette, passione tipica dei teatranti che non vanno mai in tournée senza un mazzo di carte. Come detto non giocava di soldi, ma di penitenze. Cioè chi perdeva doveva sottoporsi a una piccola penitenza oppure doveva comprare piccoli oggetti come dei portachiave e li mettevano in palio. Comunque quando Raffaella vinceva un torneo a carte era più contenta di un indice d’ascolto alle stelle. E alla fine di ogni puntata, quando poi andavamo a casa sua per cenare, verso le 3 di notte si sparecchiava e compariva il tappeto verde fino alle prime luci dell’alba. Io ero negato al gioco delle carte e lei mi diceva che avrei dovuto imparare».

Da brava romagnola, Raffaella Carrà era anche amante della buona cucina, oltre che un’ottima cuoca. In effetti adorava principalmente ricevere gli amici: «Lei sapeva cucinare particolari cibi, ma essendo pignola e meticolosa lei non sgarrava mai le ricette. Le imparava e le preparava proprio come gliele avevano comunicate. Era brava anche in questo e ricordo ancora la cena a casa sua dopo la prima puntata di Carramba! In particolare rammento l’emozione quando mi vidi servire il pollo coi peperoni da Raffaella. Essendo davvero grande, era anche straordinariamente umile. Sapeva diventare Raffaella e smettere i panni della Carrà».

E poi c’è la Raffaella nazionale e il proprio glorioso passato, fatto di tanto successo che avrebbe fatto girar la testa a chiunque ma non a lei. «Non era attaccata al proprio passato – spiega Santillo -, infatti si arrabbiava con chi la definiva un monumento della TV. Lei diceva di aver fatto solo il suo lavoro. Magari le piaceva raccontare degli episodi, come quando ha conosciuto Jerry Lewis o ha girato un film con Frank Sinatra, ma non se ne vantava. Erano momenti di vita ormai andati e stavano bene dove erano. Piuttosto lei era una che pensava sempre al futuro, al prossimo programma, alla puntata successiva, allo scherzo da confezionare o alla sorpresa da preparare. Lei era una concreta. Ha inventato la fascia di mezzogiorno che letteralmente prima non c’era. Facendo ascolti altissimi e ospitando personaggi di caratura mondiale, basta pensare a Madre Teresa di Calcutta, non i partecipanti al Grande fratello».

Poi gli ultimi anni, quando ha continuato a non riposarsi: «Ha fatto The voice – ricorda Santillo – con grande gioia perché le piaceva essere scopritrice di talenti. Poi ha intrapreso un’altra sfida con un programma di interviste, intitolato A raccontare comincia tu, su RaiTre. Le avevano proposto anche una seconda stagione, ma poi è scoppiata la pandemia e lei ha sospeso tutto. A quel punto ha fatto solo poche, limitate apparizioni. Quindi questa tremenda malattia che ce l’ha portata via, della quale, com’era nel suo stile, non ha parlato praticamente a nessuno. Solo una manciata di persone lo sapevano».

Al fedele collaboratore di 25 anni di successi chiediamo infine di delineare i contorni della grande artista: «Io ho lavorato con tanti artisti, ma dal punto di vista professionale – conclude Santillo – credo che Raffaella Carrà sia stata la numero 1. Ma questo lo dicevo sin dall’inizio, perché assistere alla sua caparbietà nel provare e riprovare decine di volte una scena, una camminata, un balletto già rivela chi hai di fronte. Dal punto di vista umano era una donna grandissima, con un solo cruccio, quello di non esser diventata madre. Anche se aveva tanti bambini adottati a distanza in varie parti del mondo a cui provvedeva, faceva studiare, seguiva. Ecco perché una così non se ne può andare. Lei ha portato la professionalità ai massimi livelli, è riuscita e poi si è comunque rimessa in gioco. Ogni giorno doveva inventarsi nuove sfide. Anche per questo era straordinaria. Vorrei concludere con una frase: questa non è la fine di una storia, ma l’inizio di una leggenda».

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