Bandiere, striscioni sulle cancellate e persino una piccola banda di ottoni hanno accompagnato la contestazione verso lo sblocco degli sfratti (prevista dal primo decreto Sostegni convertito in legge) messa in scena mercoledì di fronte alla prefettura di Milano, all’angolo tra corso Monforte e via Vivaio. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del provvedimento diventerà possibile, infatti, eseguire a partire da giovedì 1° luglio, le richieste di sfratto depositate prima del 28 febbraio 2020: una minaccia che ha portato le sigle degli inquilini Uniat (Unione nazionale inquilini ambiente e territorio), Asia (Associazione inquilini e abitanti) Conia (Confederazione nazionale inquilini associati) e i sindacati Sunia (Sindacato unitario nazionale inquilini e assegnatari), Cub (Confederazione unitaria di base), Unione inquilini e Sicet (Sindacato inquilini casa e territorio) a scendere in piazza. Con loro alcuni esponenti delle liste civiche “Milano in Comune – Sinistra Costituzione” e “Milano Unita – La sinistra per Sala”.

La domanda rivolta alle istituzioni è di farsi carico dell’emergenza abitativa: gli sfratti indiscriminati – sostengono i manifestanti – rischiano di provocare gravi tensioni sociali. Principalmente si chiede di assegnare gli alloggi pubblici sfitti, aumentare le soluzioni di accoglienza provvisoria (Sat, Rst…) e ridurre i tempi burocratici per le collocazioni. “Da domani entrerà in vigore lo sblocco degli sfratti, con il rischio che tantissime famiglie si ritroveranno senza casa e senza che vi sia una soluzione abitativa per loro”, dice al fattoquotidiano.it il segretario generale del Sunia di Milano Giuseppe Jannuzzi. “Una delle nostre richieste, di comune accordo con le altre firme sindacali qui presenti, è quella di una graduazione degli sfratti. Sebbene Milano, sia prima che dopo la pandemia, si stia operando per garantire sostegno al ceto medio, sul lato dell’emergenza abitativa ci sono ancora problemi”.

Il riferimento è alla mancata messa a disposizione, da parte di prefettura e Comune, di strumenti per evitare la crisi abitativa una volta entrato in vigore lo sblocco degli sfratti: “L’obiettivo principale – spiega il sindacalista – è non lasciare alcuna famiglia senza un posto dove stare una volta avvenuto lo sfratto, garantendo sempre e comunque un tetto agli inquilini colpiti”. Anche e soprattutto per questo motivo le varie sigle si sono radunate per chiedere un colloquio con il prefetto, cercando un dialogo tra autorità, parti sociali e palazzo Marino. Il confonto è avvenuto con la dottoressa Laura Galbusera, viceprefetto aggiunto, che si è resa disponibile all’apertura di un tavolo comune con MM, Aler e il Comune di Milano da tenersi in tempi brevi. Intanto – come testimoniato da un post su Facebook della pagina “Abitanti di San Siro“, nella mattinata del 1° luglio c’è già stata un’altra piccola manifestazione degli abitanti del quartiere, in occasione del primo giorno di sfratti sbloccati. A rischio, secondo i sindacati, ci sono più di 10mila abitazioni.

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