In queste ore, uno Stato straniero, quello del Vaticano, una monarchia assoluta, ha deciso che il Parlamento italiano deve modificare una sua proposta di legge. Pensate che si tratti di una di quelle recenti leggi che, cancellando diritti e tutele, ha quasi equiparato il lavoro allo schiavismo? Oppure quella legge che ti costringe a lavorare fino oltre a 70 anni per poi prendere una pensione di quattrocento euro?

No? Avete indovinato, la proposta di legge presa di mira Oltretevere è proprio il ddl Zan, quella norma che dice di amare il prossimo tuo come te stesso o, se proprio non ce la fai, almeno di evitare di rendergli la vita impossibile.

Stiamo parlando quindi di uno Stato straniero che già possiede nel nostro Paese centinaia di migliaia di immobili su cui macina profitti senza pagare le stesse tasse che pagano gli italiani nelle stesse condizioni, di uno Stato che si rifiuta di pagare i cinque miliardi di Imu calcolati dalla Commissione europea e che vuole dire a noi cosa possiamo o non possiamo approvare in Parlamento.

Ma al di là di questa ingerenza – non è la prima volta che accade, ma è la prima volta in assoluto in cui viene impugnato addirittura il Concordato – ciò che più mi inquieta sono le ragioni per le quali il ministero degli Esteri del Vaticano ha deciso di impugnare con il nostro Governo il ddl Zan. Secondo le gerarchie ecclesiastiche, una norma che punisce la violenza e l’istigazione alla violenza e alla discriminazione contro omosessuali, lesbiche, trans, disabili, per il loro orientamento e la loro identità, limita la libertà di espressione della Chiesa.

Stanno forse dicendo che la Chiesa vuole sentirsi libera di discriminare nel nostro Paese? Teme la privazione di questa libertà? Per quanto mi riguarda allora può tranquillamente ritirarsi nei suoi confini, perché in Italia odio, violenza e discriminazioni devono avere sempre meno spazio pubblico. Alla Chiesa, a qualsiasi cattolico, musulmano, ateo, buddista, induista, a ogni essere umano sarà concesso di esprimere la propria opinione su tutto: sui matrimoni gay, sulle adozioni gay, sulla gestazione per altri, potranno continuare a riunirsi, organizzarsi e battersi civilmente per le loro idee. Ma non sarà concesso a nessuno di picchiare o discriminare una persona per il suo orientamento sessuale, la sua identità, la sua disabilità e farla franca. In Italia vogliamo essere tutti sorelle e fratelli per davvero, qui vogliamo amarci tutti senza odio per davvero, insomma qui vogliamo applicare per davvero le parole di amore, accoglienza, pace e comprensione predicate dal Vangelo.

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