L’Italia entra tutta in zona bianca da lunedì prossimo, con l’unica eccezione della Valle d’Aosta che resterà gialla fino al 28 giugno. La nuova ordinanza del ministro della Salute, Roberto Speranza, ha sancito che anche Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Toscana, Sicilia e Provincia autonoma di Bolzano con l’arrivo dell’estate entreranno nell’area senza restrizioni che non siano mascherine, distanziamento, igiene delle mani e divieto di assembramento. Intanto l’Italia diventa verde per l’Unione europea, ad eccezione di Basilicata, Campania, Puglia e Sicilia, che restano in giallo, come rileva il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). “Tutte le Regioni hanno” degli indici di contagio Rt “sotto l’1, alcune lo sfiorano. Ma nel complesso il rischio è basso in quasi tutte le Regioni. E anche i dati dell’incidenza ci dicono che quasi tutte le Regioni abbiano raggiunto il livello della cosiddetta zona bianca, perché è la terza settimana che hanno un’incidenza settimanale per 100mila abitanti inferiore a 50″, ha detto il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro, durante la conferenza stampa sull’analisi dei dati del monitoraggio della Cabina di Regia.

Sono proprio questi dati ad aver portato l’Italia in zona bianca: l’indice di contagio Rt è stabile, mentre continua a scendere l’incidenza. Ma allo stesso tempo passano da una a tre le Regioni italiane a rischio moderato. Nel documento stilato dal ministero della Salute in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità (Iss) si legge infatti che l’indice Rt passa dallo 0,68 registrato la settimana scorsa allo 0,69 di quella attuale, comunque ben al di sotto della soglia di rischio 1. Gli esperti ricordano comunque che “la circolazione di varianti che possono avere una maggiore trasmissibilità o eludere parzialmente la risposta immunitaria, che ha portato ad un inatteso aumento dei casi in Paesi europei con alta copertura vaccinale, richiede un capillare tracciamento e sequenziamento dei casi. Il raggiungimento di una elevata copertura vaccinale ed il completamento dei cicli di vaccinazione rappresenta uno strumento indispensabile ai fini della prevenzione di ulteriori recrudescenze di episodi pandemici”.

Se la situazione del Rt può quindi essere considerata stabile, miglioramenti più netti si notano analizzando i numeri relativi all’incidenza su 100mila abitanti, uno dei valori chiave per l’imposizione di misure restrittive nei confronti della popolazione decisi nel corso della cabina di regia. Questa passa infatti dai 25 casi ogni 100mila abitanti a 16,7. Gli esperti aggiungono anche che “si osserva una ulteriore diminuzione nel numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione (3.961 contro 4.992 della settimana precedente). La percentuale dei casi rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti è stabile (40,3% contro 40,3% la scorsa settimana). In calo la percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (37,4% contro 38,6%). Infine, il 22,4% è stato diagnosticato attraverso attività di screening”.

Aumenta, però, il numero delle regioni che non sono più classificate a rischio basso. Alla Sardegna, che la scorsa settimana presentava un rischio moderato e che vede di nuovo scendere i propri valori, in questi sette giorni si sono sostituite Basilicata, Friuli-Venezia Giulia e Molise. Tutte le regioni, comunque, mantengono un indice Rt compatibile con uno scenario di tipo uno.

Il costante calo dei posti letto occupati nei reparti Covid italiani ha contribuito inoltre a mantenere al minimo la soglia di rischio all’interno delle strutture di tutto il Paese. Nessuna Regione o Provincia Autonoma supera la soglia critica di occupazione dei posti letto in terapia intensiva o in area medica. Il tasso di occupazione in terapia intensiva è 6%, ben al di sotto della linea rossa del 30%, con una diminuzione nel numero di persone ricoverate che passa da 688 (8 giugno 2021) a 504 (15 giugno 2021). Anche il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale scende al 6%, anche questo al di sotto del limite del 40%: il numero di persone ricoverate in queste aree passa da 4.685 dell’8 giugno a 3.333 del 15. Friuli-Venezia Giulia, Molise, Puglia e Veneto riportano un’allerta di resilienza, mentre nessuna riporta molteplici allerte.

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