Sarà certamente un ottimo sindaco di Milano, Mr. Baciperugina. Oscar di Montigny potrebbe essere il candidato del centrodestra a sfidare Giuseppe Sala e, se dovesse vincere, ha tutte le carte in regola, anzi i cartigli, per fare la sua porca figura a Palazzo Marino. Perché parla come il giardiniere di Peter Sellers (e Chance non fu candidato alla presidenza degli Stati Uniti?). Dice cose come “Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”, che dai cartigli dei Baci Perugina apprendiamo essere stato scritto da un certo W. Shakespeare.

Poi – e questo non guasta – è genero di Ennio Doris, socio di Silvio Berlusconi e padrone di Banca Mediolanum, avendone sposato la figlia Sara, da cui ha avuto cinque figli, quattro femmine e un maschio. Di Banca Mediolanum è manager: prima “Marketing Communication Officer del gruppo”, ora “presidente di Flowe, Chief Innovation, Sustainability & Value Strategy Officer e amministratore delegato di Mediolanum Comunicazione”, nonché “fondatore di Mediolanum Corporate University, istituto educativo al servizio della Community Mediolanum (Rete di Vendita, Sede, clienti)”. Più in generale, si dice “esperto di Mega trends e Grandi Scenari, Innovative Marketing, Comunicazione Relazionale e Corporate Education”. Come capite, l’uomo giusto per battere Sala sul suo stesso terreno.

Ha già dichiarato che “ci si può proiettare nel futuro puntando su tre leve: innovazione, sostenibilità e centralità della persona. Dove questa non è il cittadino ma l’essere umano”. La Milano che propone è: “Più veloce di quella attuale. Capace di garantire un futuro ai suoi figli senza obbligarli a prendere un volo per andarlo a cercare altrove”.

Per capire come, si possono ascoltare le sue parole o leggere i suoi scritti. Cose di questo tipo: “Bisogna seminare e coltivare visione nell’umanità. Come fare per far capire al mondo che bisogna allargare la propria visione e cercare una prospettiva arricchente, migliorativa, inclusiva? Io sinceramente non lo so ma… me lo sto chiedendo da tempo”. Se lo è chiesto anche nei due libri che ha scritto, Il Tempo dei Nuovi Eroi e Gratitudine, la Rivoluzione Necessaria (Mondadori, of course), che lo hanno consacrato il Recalcati dei poveri e il Grande Dispensatore di Iniziali Maiuscole.

Ci spiega che “riflettere” è attività della mente umana in cui “lo spirito, ritornando su se stesso, prende coscienza delle sue operazioni e dei suoi caratteri”; ma anche dello specchio che “in quanto strumento neutro, oggettivo, privo di giudizio, rimanda sempre l’immagine vera, reale, del soggetto che in esso si specchia”. Quando poi vola alto, offre “servizi di marketing, comunicazione e supporto alla corporate governance in tema di Innovability, ma anche progetti di rigenerazione delle organizzazioni fondati sul principio della Human Centricity”, prestando grande attenzione “allo sviluppo di piattaforme a supporto di nuovi modelli produttivi con impiego di intelligenza artificiale, analytics ed altri strumenti avanzati per il monitoraggio dei parametri Esg”.

Tutto ciò nasce da un’illuminazione: “Perché tutto questo? Perché un giorno del 1999, in un istante di consapevolezza, mi sono accorto che la vita scorreva tanto intensamente quanto inesorabilmente, e che poco restava dietro di me di ciò che credevo di essere stato fino ad allora. Ho quindi iniziato a cercare, a osservare, a studiare, a domandarmi, a riflettere sul fatto che non trovassi risposte alle mie domande che non fossero in realtà domande più grandi”. Speriamo che anche Salvini e Meloni riflettano, ascoltino Berlusconi e Doris e lo candidino sindaco. Oscar di Montigny è un soggetto irresistibile. Quando mai ci ricapita uno così?

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