Un mio giovane amico regista, Claudio Cervera, mi ha suggerito di iscrivermi a TikTok, l’ormai celeberrimo social network cinese, ed è stato un colpo di fulmine! Mi si è aperto un mondo di vacuità assoluta, in pratica ci sono frammenti visivi brevissimi dove bellissime ragazze si mettono in mostra, spesso sono numeri di ballo in vesti succinte, più succinte che vesti, oppure ci sono ragazzi che si fanno degli scherzi, gli scherzi più idioti che si possano immaginare, vengono replicati modelli e stereotipi di benessere economico, di azzeramento culturale, di codici estetici corrivi, è un paradiso di carta velina, un’oasi fatta di deserto spirituale, è l’avveramento del Nulla, il vuoto che si replica all’infinito. Su TikTok non esiste la morte, il dolore, e questo perché non esiste la vita!

Non è più importante vedere ma “visualizzare”, e più visualizzi e più sei cieco, non vedi oltre il tuo naso: così è, se vi appare. Questo è il nirvana! È l’estinzione del dolore, uno stato di pace, una demenza collettiva e globale. C’è nulla di più profondo del Vuoto? TikTok è la profondità assoluta. Perché vivere una vita fatta di difficoltà, tormenti, lungaggini, quando puoi stare su TikTok per sessanta secondi e liberarti di tutto? Si canta, si sculetta, si ride, si visualizza.

Perché vedere un film di Bergman? Perché leggere Moby Dick? Perché fare lunghe file per entrare in un museo? Perché inginocchiarsi in una chiesa e ascoltare prediche tremendamente lunghe? Non è meglio gustarsi una bella ragazza che ti dona la sua giovinezza con un ballo sveglia-ormoni? E poi io che non ho figli, su TikTok ritrovo i giovani, tanti figli virtuali. E per un cinefilo come me, uno che ama il cinema da sempre, TikTok è il ritorno alle origini, ai film brevi dei fratelli Lumière, c’è molto più cinema su questo
social network che nelle sale cinematografiche dove gli attori si ostinano a recitare, gli sceneggiatori a scrivere, gli scenografi ad allestire i set e i registi a dirigere scene francamente ormai troppo lunghe, e diciamolo: tutto questo ormai è superato.

Il respiro della nostra mente è il frammento: il clic che si estingue in brevi secondi. La vita è insopportabilmente lunga e noiosa, parafrasando Hitchcok possiamo dire che TikTok è la non-vita con le parti noiose tagliate via. La vita è passata di moda, e di conseguenza anche la morte. L’umanità è approdata al regno dell’oltremorte, dove tutto è leggerezza, vacuità, vuoto, nulla. Per ora è un fenomeno legato agli adolescenti, ma i giovani, si sa, sono il futuro. E il futuro non è altro che un frammento visivo inghiottito subito dall’oblio.

Tutto livellato, tutto uguale, tutto azzerato, tutto eterno. TikTok è Dio. Una nuova religione che non ha bisogno di sacrifici, di liturgie, di altari, basta un telefonino. Il futuro è cieco, una cecità visualizzata da miliardi di followers. Le tenebre non fanno più paura. Vivremo così, non più fino all’ultimo respiro, ma congelati nel frammento visivo di una ragazzina che sculetta, fino all’ultima visualizzazione. Finalmente in pace con l’universo, l’universo ridotto a frammento vuoto. W TikTok! Abbasso Bergman, abbasso Caravaggio che non sculetta, abbasso la cultura e i libri, abbasso l’arte che richiede attenzione e interpretazione.

E io mi aggiro tra i giovani, con i miei sedici followers, cerco di sedurli, di gridare quel poco di vita che mi resta, con la mia anima che nessuno vuole comprare, cerco di metterli in guardia: state attenti, così sarete felici per sempre, sarete divorati dal Nulla, così sarete leggeri, ebbri di vuoto, ciechi, e non avrete altro che il regno dell’oltremorte dove tutto è uguale a tutto, ai bordi di una piscina loro mi rispondono ridendo, scherzando, ballando, e io non posso fare altro che arrendermi e amarli. Non posso fare altro che uccidere la cultura, vecchia, polverosa e lenta, e gettarmi nel brivido del frammento insieme a loro.

“Aria di pioggia”, il mio video su Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=952BpdVp2Lk

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