Il patriottismo è sempre un sentimento altamente strumentalizzato dai governanti. Anni di retorica politica ci hanno insegnato, anche a casa nostra, che lo slogan “prima gli italiani” celasse più odio verso gli altri che non amore verso noi stessi. Come se l’attaccamento alla propria terra implicasse il rifiuto dello straniero.

Ebbene, l’evento di cui sarà protagonista un nostro connazionale, Marvin Vettori, non deve cadere in questo tranello. Per una volta siamo chiamati a tifare uno dei nostri non per odio verso il diverso, ma per amore e rispetto di un nostro simile che sta per fare la storia. Via la politica, via la retorica: resta solo il tifo, puro e genuino.

Sabato 12 giugno Marvin Vettori combatterà negli Stati Uniti per diventare il campione mondiale dei pesi medi nella UFC, l’organizzazione di arti marziali miste più rilevante al mondo. Il suo avversario sarà Israel Adesanya, l’attuale campione in carica. Per la prima volta nella storia un italiano combatterà per il titolo.

Marvin ha 27 anni e viene da Mezzacorona, un piccolo comune in provincia di Trento. Ha creduto nella sua missione dal giorno zero e ha mantenuto fede alla sua visione sportiva anche e soprattutto quando il mondo intorno a lui ha palesato diffidenza, o messo in discussione le sue scelte. Lui, a testa bassa, ha tirato dritto.

In un’intervista nel video podcast Muschio Selvaggio del 2020 Chiara Ferragni affermò che “nessuno diventa profeta in patria”. La celebre imprenditrice internazionale della moda argomentò che per diventare un simbolo nel proprio settore bisogna avere il coraggio di andare all’estero e confrontarsi coi migliori.

Marvin, questo concetto, ce l’ha sempre avuto saldo in testa. Si è trasferito a Londra per combattere e nel frattempo racimolare qualche soldo come buttafuori. Poi la svolta, il passaggio nel camp Kings MMA, in California, semplicemente uno dei team di arti marziali miste più forti al mondo – in cui Marvin è decollato.

È stato accusato nel tempo di aver abbandonato l’Italia, di aver rifiutato i metodi di allenamento e gli sparring partner offerti dal territorio. In verità ha avuto la forza di fare quello che molti fighter non sarebbero stati disposti a fare: lasciare la famiglia, imparare una nuova lingua e ripartire da zero a casa di quelli più forti.

Marvin ha spesso affermato di avere il sogno di diventare un campione della UFC. Io non ci credo: Marvin ha sempre avuto un obiettivo, più che un sogno. E come tutte le persone con un grande obiettivo, ha disegnato un piano per conseguirlo, ambizioso ma lineare, ed è stato disciplinato nell’eseguirlo.

Il Marvin Vettori che vediamo oggi nelle interviste presso colossi mediatici come Espn è un combattente completo, confidente e adatto a questo palcoscenico. Mantiene l’umanità tipica degli italiani, ma riesce ad aggiungere un pizzico di teatralità americana che fa bene allo spettacolo e alle pay-per-view.

Molti dei nostri fighter non hanno neanche avuto la sensibilità di imparare la lingua inglese, il che si è tradotto nel tempo a una ridotta visibilità mediatica – perché le interviste funzionano quando sono veloci e ficcanti: se hai bisogno del traduttore per rispondere ai giornalisti i media perderanno interesse a parlare di te.

Marvin no, si è tuffato in un contesto anglofono e ha dimostrato incontro dopo incontro di padroneggiare sempre di più la lingua, acquisendo un accento californiano e abbracciando la grammatica dei fighter – fatta di espressioni specifiche, di frasi decise, di bravado. Una confidenza giustificata dai risultati.

Kevin Holland, Jack Hermansson, Karl Roberson, Andrew Sanchez, Cézar Ferreira. Sono i 5 combattenti che dal 2019 a oggi hanno incontrato Marvin lungo il loro percorso nella UFC, e hanno perso. Marvin funziona coi media perché funziona soprattutto nell’ottagono: le sue 5 vittorie consecutive parlano chiaro.

L’avversario, Israel Adesanya, è l’attuale imperatore della sua categoria di peso. Viene da una sconfitta contro Jan Błachowicz, ma in un’altra categoria. Quello che conta è che Adesanya, nigeriano naturalizzato neozelandese, nei pesi medi della UFC non ha mai perso. Nove incontri, nove vittorie. Più undici vittorie in altre organizzazioni.

Marvin e Israel hanno già combattuto. Era il 14 aprile del 2018, Vettori era al suo quinto incontro nella UFC mentre Adesanya toccava terra nella principale organizzazione di MMA del mondo per la seconda volta. Entrambi i fighter completarono i tre round in piedi, e i giudici diedero la vittoria ad Adesanya.

È impossibile quantificare in modo matematico quanto i due combattenti siano cresciuti da quel giorno ad oggi nelle diverse discipline di combattimento – dallo striking al brazilian jiu-jitsu passando per il wrestling. Sappiamo per certo che entrambi sono migliorati, ed entrambi sono all’apice della rispettiva forma fisica.

Esistono sport che a livello agonistico vengono seguiti solo da chi li pratica, e quelli che invece riescono a catturare anche l’immaginario di chi non svolge quella disciplina. L’incontro di Marvin verrà visto in tutto il mondo anche da semplici appassionati, e l’Italia verrà messa sulla mappa della comunità sportiva più estesa.

Gli italiani che viaggiano negli Stati Uniti spesso rilevano che la grande differenza tra la nostra popolazione e la loro è il fatto di crederci. Giusto o sbagliato che sia, gli americani credono davvero che tutto sia possibile, che una persona possa raggiungere i proprio obiettivi a prescindere dalla loro grandezza. Ebbene, Marvin Vettori sta per combattere l’incontro più importante della sua vita, portando con orgoglio il tricolore italiano sulle spalle. In quella gabbia sarà da solo ma noi saremo insieme a lui. Sposeremo questa visione positiva, gli faremo sentire il nostro supporto oltreoceano.

Marvin Vettori vincerà. Per se stesso, per la sua palestra, per la sua famiglia, per i suoi amici, per chi ha creduto in lui. Per l’Italia.

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