Per il 30% delle famiglie italiane la pandemia ha comportato anche un peggioramento della propria condizione economiche. Dato non sorprendente ma messo ora nero su bianco dall’Istat nella consueta indagine sulla soddisfazione dei cittadini. In generale i temi economici sono le maggiori fonti di preoccupazione per gli italiani. Mentre la soddisfazione per relazioni familiari e sociali, o per la salute e il proprio lavoro rimangono su valori alti e sono addirittura cresciute nell’anno della pandemia, i giudizi espressi su condizioni e prospettive economiche restano quelle con gli indicatori più bassi.

Le famiglie che registrano un peggioramento sono salite del 3,4% da 25,7 a 29,1%. Nonostante aumenti la percezione di peggioramento, il 66% delle famiglie valuta adeguate alle proprie esigenze le risorse economiche di cui dispone (64,9% nel 2019) con valori più alti al Nord (68,7%) e al Centro (66,3%) e più bassi nel Mezzogiorno (61,7%). Nella fase iniziale della pandemia, inoltre, alla sostanziale tenuta dei giudizi di adeguatezza delle risorse economiche familiari – osserva l’Istat – ha corrisposto una sostanziale stabilità della quota di famiglie che giudicano le risorse a disposizione scarse o insufficienti, con l’eccezione del Mezzogiorno (38,3% rispetto al 39,5% del 2019). Trentino Alto Adige e Val d’Aosta sono le regioni dove i cittadini risultano più soddisfatti, Campania e Sicilia quelle con i valori più bassi.

I dati dell’Istat sul peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie arrivano mentre il governo si appresta ad accogliere le sollecitazioni di Confindustria per rimuovere il blocco dei licenziamenti. Oggi il leader della Uil, Pierpaolo Bombardieri ha indicato tra i 500mila e i 2milioni i posti a rischio parlando di una “bomba sociale” pronta ad esplodere.

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