Tre pasdaran liguri di Fratelli d’Italia, eredi orgogliosi del fascismo, il 6 maggio del 2021 hanno protocollato la proposta di legge n. 71 dal titolo “Norme per la tutela della salute della donna e del concepito”. In genere quando si presenta una proposta di legge “a tutela”, il primo interesse dei proponenti è l’indicazione della copertura finanziaria con l’elenco delle fonti economiche. In questa proposta di legge, invece, si legge una aberrante contraddizione, di cui gli stessi estensori, Stefano Balleari, Sauro Manucci e Veronica Russo (due uomini e una donna) letteralmente “se ne fregano”.

Infatti, nella relazione preambolo scrivono: “L’aiuto alla donna e la promozione della vita vogliono essere un obiettivo prioritario da perseguire anche a livello regionale” (tralasciamo la sintassi italiana che fa pena) e per questo, “i proponenti […] intendono rendere concretamente un servizio ai figli […] alle loro madri, minacciate dalla solitudine, dall’ignoranza, dalla povertà, dalla paura”. La promozione della vita e la povertà, come la solitudine e la paura si combattono con strumenti adeguati di sostegno economico, di accompagnamento sociale con interventi amministrativi con forza di legge che aprono al diritto di potere scegliere di non abortire o quanto meno di riconoscere alle donne il diritto di non essere costrette ad abortire per “solitudine, ignoranza, povertà e paura”.

I due crociati e la crociata di FdI cosa fanno a riguardo? Dopo un lungo ghirigori di ritorsioni, arrampicandosi per specchi di qualunque foggia, arrivano all’ultimo articolo, l’art 8, dove con quindici parole svelano apertamente la loro vergogna ideologica e l’ammissione che a loro della vita, delle donne, della povertà e della solitudine e dell’ignoranza, per usare un linguaggio a loro consono “non gliene frega proprio niente. Eia, Eia, Alalà!”. L’art. 8 declama: “Dall’attuazione della presente legge non devono derivare oneri finanziari a carico del bilancio regionale” (qui la sintassi è rispettata), a meno che, segretamente, non intendano provvedere loro, rinunciando agli emolumenti di consiglieri.

Il vero obiettivo di questa insensata proposta, che più ideologica non si potrebbe, nemmeno con gli sforzi di Tantalo, è “presso ogni struttura in cui venga praticata l’interruzione volontaria della gravidanza, è messo gratuitamente a disposizione, in prossimità (sic!, nda) del consultorio e/o del reparto di maternità… con assegnazione biennale, rinnovabile”. Logicamente devono essere privilegiate le associazione locali che sono espressione di aiuto alla vita maggiormente rappresentativi a livello nazionale (art. 5, 4). Peccato che in natura nulla esiste di “gratuito” perché i costi devono sempre essere addebitati a qualcuno e qui l’assegnazione gratuita è a carico dell’ente pubblico che deve farsi carico di iniziativa di volontariato privato, ad esclusivo beneficio del quale va l’attuazione “gratuita”. I privati entrano nella struttura pubblica, la quale deve anche fare opera di divulgazione descritta come “momenti formativi e informativi” (art. 5,2) gratuitamente, cioè a carico dell’erario pubblico. Come sono generosi codesti proponenti: altruisti con il portafogli degli altri!

Il vero obiettivo di tutta la manfrina è la colpevolizzazione della donna che, quasi sempre dolorosamente, sceglie di abortire in solitudine e angoscia. Questa orrenda proposta autorizza privati a cercare con violenza di indurre la donna a recedere dalla sua scelta. Mascherati di essere solidali, cercheranno di renderle plasticamente colpevole la sua scelta, inchiodandola ancora di più alla solitudine, all’ignoranza e alla povertà. Quale alternativa resta alla donna per non subire una simile tortura?

Non vi è dubbio: l’aborto clandestino che la 194 ha ridotto, ma non eliminato perché le classi abbienti accedono alle cliniche di lusso, magari gestite da primari e funzionari che pubblicamente si dichiarano obiettori per motivi religiosi. Prima della 194, gli aborti clandestini erano, in maggioranza, a gestione di sedicenti cattolicanti, salvo le mammane che li praticavano per i poveri che non avevano nemmeno occhi per piangere.

Questi eredi di quel fascismo, che esaltava la razza e promuoveva la nascita di figli come conigli di allevamento, si risparmino di ammiccare agli oltranzismi religiosi e si dedichino a fare un esame di coscienza sulla loro invereconda storia prima di promuovere la vita dei nascituri e delle donne. Le donne del III millennio sono in grado di difendere la vita con tutta la loro esistenza, visto che sono esse le bestie da soma che si caricano sulle spalle l’inefficienza di uno Stato che non garantisce asili nido e lavoro a pari dignità.

I FdI diano invece la sveglia a imprese e società produttive, con cui fornicano, sapendo che molte di esse costringono le donne a non procreare, facendo firmare impegni in tal senso, pena il licenziamento. Che siano i fascistelli di oggi a difendere la vita e la famiglia “cristiana”, quando i loro capi e dirigenti sono divorziati o accompagnati (alla faccia della famiglia!) è il vero segno dei tempi del massimo degrado. Almeno stessero zitti per verecondia e coerenza o facessero i gargarismi con ettolitri di acqua purché non benedetta: si strozzerebbero.

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