A Castiglione di Sicilia, in un puzzle di contrade alle pendici dell’Etna, Mariangela, Francesco ed Emanuele Cambria, oggi imprenditori vitivinicoli, da ragazzini, in attesa che riprendessero le lezioni a scuola dopo le vacanze estive, scorrazzavano tra i noccioleti, nella proprietà agricola acquistata dal nonno negli anni ’60. Mai avrebbero immaginato che la “casa di campagna” sarebbe diventata il loro lavoro. A ricordarlo è Mariangela, la primogenita. “Negli anni ’90 – spiega -, nostro padre, affiancato dal fratello, assecondando la vocazione del territorio, decise di riqualificare quasi interamente i 100 ettari a vigneti e creò l’azienda vitivinicola Cottanera, che prende il nome dalla contrada in cui sorge”.

L’azienda ha sempre avuto un forte valore affettivo per i tre fratelli, che avevano deciso di inseguire i loro sogni, tutti lontani dalla terra: Mariangela, laureata in scienze politiche, era andata in Irlanda per perfezionare l’inglese, con l’intenzione di tentare la carriera diplomatica; Francesco aveva avviato la carriera di avvocato a Milano, ed Emanuele, il più piccolo, si era iscritto a giurisprudenza.

“Siamo tornati quando, circa dieci anni fa, venne improvvisamente venuto a mancare nostro padre. A dir la verità, già nel 2003, dopo l’esperienza del Vinitaly – racconta Mariangela -, ero rimasta affascinata dalla possibilità di fare ciò che mi piaceva, ovvero girare il mondo e parlare altre lingue, promuovendo i nostri vini. Poi, dopo la morte di papà, la decisione di prendere in mano le redini dell’azienda è stata unanime”. Mariangela oggi cura il marketing e la comunicazione dell’azienda di famiglia nonché la promozione all’estero e l’accoglienza, mentre Francesco, appesa la toga al chiodo e indossate le scarpe di campagna, si occupa della produzione e del controllo di gestione ed Emanuele gestisce l’area commerciale.

“Non avremmo mai pensato di tornare in Sicilia, ma non abbiamo resistito al richiamo della terra, che nostro padre ci ha insegnato ad amare. Consapevoli del tesoro che ci ha lasciato, da profani ci siamo approcciati a questo mondo nuovo incrementando la produzione e orientandoci alla coltivazione prevalentemente di vitigni autoctoni”, continua Mariangela spiegando il restyling degli ambienti e delle etichette, senza mai perdere di vista il rispetto del territorio. I tre fratelli ammettono che la scelta di tornare in Sicilia ha stravolto la loro quotidianità, ma per Francesco la bellezza del lavoro a contatto della natura ripaga tutti gli sforzi. “Sicuramente – dice – una metropoli come Milano è affascinante e offre tante opportunità, ma la qualità della vita qui non è paragonabile. E anche i rapporti sono più genuini”.

Le difficoltà negli anni non sono mancate, specie perché il settore per i tre era completamente nuovo. Ma, anche grazie al loro enologo Lorenzo Landi, sono riusciti “a sviluppare un progetto solido che assicura lavoro, anche in questo periodo in cui le vendite sono dimezzate e non arrivano turisti”, aggiunge Francesco, appesantito della lentezza della burocrazia e da uno Stato che, specie durante la pandemia, ha lasciato i tre fratelli a loro stessi. Anche adesso, però, l’obiettivo è guardare avanti, a partire dalla riqualificazione di un antico rudere che diventerà un relais.

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