Il 9 maggio è la Festa dell’Europa, nell’anniversario della dichiarazione del ministro degli Esteri francese Robert Schuman che, 71 anni or sono, gettò le fondamenta dell’integrazione europea, nonostante le macerie della Seconda Guerra Mondiale – l’8 maggio ne segna la conclusione, nell’Europa continentale.

La Festa dell’Europa venne decisa dal Vertice di Milano, nel giugno 1985, ma in Italia è poi stata oscurata da una decisione solipsistica del Parlamento nazionale, che nel 2007 scelse la stessa data per ricordare la vittime del terrorismo, in memoria del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro assassinato dalla Brigate rosse: sarebbe stato molto più opportuno scegliere il 16 marzo, quando cinque servitori dello Stato che dovevano proteggere Moro furono uccisi dai brigatisti.

E’ una Festa dell’Europa nel segno della pandemia, come già fu l’anno scorso. Ma questa volta l’Unione, di cui i cittadini avvertono il bisogno quando ne avvertono l’assenza, è alla riscossa. Politica dei vaccini a parte – i leader dei 27 ne hanno discusso in Portogallo a un Vertice informale nei giorni scorsi -, l’Ue s’è dotata di uno strumento senza precedenti, per dimensioni e concezione: il Recovery Fund, alias Next Generation Eu, che prevede di mettere in comune una fetta di debito per lasciarci alle spalle la crisi dell’economia innescata dal Covid.

E nel giorno della ‘Saint Schuman’, come gli eurocrati chiamano il 9 maggio, parte la Conferenza sul futuro dell’Europa: un esercizio istituzionale e diplomatico a larga partecipazione popolare, sia pure virtuale, grazie al supporto di una piattaforma digitale multilingue inaugurata il 19 aprile. Obiettivo, indicare i prossimi passi dell’integrazione europea, fra cui, ad esempio, dotare l’Unione di competenze in materia di sanità e di immigrazione, due aree in cui l’Ue viene spesso invocata, ma in cui è sostanzialmente inerme, quasi del tutto priva di poteri.

Il coinvolgimento dei cittadini è sollecitato su sfide cruciali come cambiamento climatico, salute, giustizia sociale, economia e trasformazione digitale, ma anche cultura, istruzione, giovani, migranti, valori e diritti. “Partecipazione” e “futuro” sono due delle parole chiave, l’hashtag è #thefutureisyours.

Causa pandemia, ma anche dissensi fra i 27 e fra le Istituzioni, la Conferenza parte un anno dopo quanto previsto. Le conclusioni, inizialmente programmate per la primavera 2022, cioè alla vigilia delle presidenziali francesi – Emmanuel Macron è stato il principale promotore di questa iniziativa, avendo in mente la scadenza – potrebbero essere posticipate.

L’evento inaugurale si svolge oggi, presso il Parlamento europeo a Strasburgo. La cerimonia durerà un’ora e mezza: ci saranno i presidenti del Parlamento David Sassoli e della Commissione Ursula Von Der Leyen e il premier portoghese Costa in rappresentanza delle principali istituzioni europee; Macron farà un’allocuzione di benvenuto e i copresidenti del Comitato esecutivo faranno brevi discorsi. Sono previsti contributi virtuali dei cittadini e della società civile, stacchi musicali e collegamenti in diretta con eventi in programma in tutti gli Stati membri. Nell’emiciclo, 27 studenti Erasmus di tutti gli Stati membri; collegati i ministri degli Affari europei degli Stati membri, ospiti, circa 300 cittadini.

Il clima della vigilia è d’attesa e di speranza. Lo indicano i dati dell’Eurobarometro sul futuro dell’Europa, pubblicati dal Parlamento alla vigilia del lancio della Conferenza. Il sondaggio, di cui erano già stati anticipati alcuni risultati, rileva che:

1. Per otto europei su dieci (l’81%), una priorità dovrebbe essere una migliore gestione dell’Ue di crisi come la pandemia;

2. Due terzi degli europei (66%) credono che l’Ue dia una prospettiva futura ai giovani europei. E il 65% vedono l’Ue come un luogo di stabilità in un mondo turbolento;

3. Più di due terzi degli intervistati sono favorevoli ad eleggere il presidente della Commissione tramite la scelta dei candidati principali alle elezioni europee. Meno di un quarto (il 22%) non è favorevole a tale processo;

4. Il 42% dei cittadini europei vede positivamente la possibilità di votare per liste transnazionali nelle elezioni europee; meno di uno su cinque (il 19%) è contrario.

Gli europei che vogliono essere coinvolti nella Conferenza sul futuro dell’Europa desiderano farlo attraverso incontri a livello locale, con dibattiti o assemblee (44%). Ma vanno pure bene sondaggi (34%), la presentazione di idee e proposte ai politici europei e nazionali (31%) e consultazioni online tramite piattaforme di discussione (30%). Un fermento che merita il rispetto e l’attenzione delle Istituzioni e dei governi. E risposte positive.

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