I ragazzi italiani credono nell’Europa. A dirlo è la Fondazione “Intercultura” che in occasione della festa dedicata al Vecchio Continente ha rivolto un questionario agli adolescenti che hanno da poco partecipato a un programma di studio in un Paese europeo. Il primo dato che balza all’occhio è questo: due studenti su tre si sentono sia cittadini italiani sia europei. Il patriottismo è il nuovo elemento comune che unisce l’Europa “giovane”.

Ma che cosa si sono portati a casa questi adolescenti da un periodo di studio vissuto all’estero? Innanzitutto un rinnovato senso di cittadinanza: il 63% afferma di sentirsi cittadino sia italiano che europeo rispetto al 21% che dice di sentirsi solo cittadino europeo e il 5,7% che opta solo per sentirsi italiano, segno di un cambiamento di rotta che investe le nuove generazioni con la valigia sempre pronta e la capacità di adattarsi a contesti culturalmente diversi tra loro. Come afferma Tommaso, un percorso dall’Emilia in Belgio: “Penso che nel mondo in cui viviamo i concetti di cittadinanza nazionale siano un qualcosa non da dimenticare, poiché fondano le basi della nostra cultura personale, ma da integrare con l’appartenenza a qualcosa di più ampio, che sia l’Ue o, perché no, il mondo intero”. Un dato di gran lunga superiore, in ogni caso rispetto alla media europea che vede “solo” oltre la metà dei rispondenti all’ultima rilevazione dell’Eurobarometro ritenersi cittadino dell’Ue.

E da che cosa deriva questo senso di appartenenza comune? L’Europa è veramente la patria “natale” percepita di tutti questi ragazzi. Una convinzione che viene confermata ogni anno dagli oltre 700 studenti che trascorrono un periodo scolastico in un Paese extraeuropeo, in America, in Asia, in Africa in Oceania.

Secondo i ragazzi l’elemento maggiormente in comune riscontrato (dal 36%) è il senso della famiglia, il nucleo primario della società in cui questi studenti hanno potuto conoscere la cultura, gli usi, le tradizioni del Paese ospitante. Al secondo posto con il 21% delle risposte, sorprendentemente, il senso di patriottismo, molto forte in diversi Paesi dove, ad esempio, ogni mattina si canta a scuola l’inno nazionale, ma da sempre meno sentito da noi in Italia. Segue, non meno importante (17,5%) il valore del lavoro, oggi più che mai messo in pericolo dalla pandemia che sta mettendo in ginocchio l’economia mondiale. A riassumere l’insegnamento che nasce dal confronto tra cultura e che porta, anche quello, a un rinnovato apprezzamento del proprio Paese, è il pensiero di Marta, dalla Val D’Aosta in Norvegia: “In Norvegia ho potuto riscontrare un patriottismo radicato, sia negli adulti che nei ragazzi e nei bambini. Non ho mai riscontrato in Italia quel senso di unità che invece ho potuto percepire nei norvegesi. Proprio noi giovani italiani, che viviamo in un Paese pieno di storia, paesaggi, cucina e tradizioni spesso non ci accorgiamo del valore che ha e fuggiamo all’estero. In Norvegia ho potuto capire una cosa che non mi sarebbe mai venuta in mente prima di partire, e che se non avessi trascorso un periodo all’estero non avrei mai potuto realizzare: io amo l’Italia, il mio paese, e non vorrei mai vivere in un luogo diverso”.

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