Oggi 9 maggio è la festa dell’Europa. In questo momento di emergenza sanitaria, le istituzioni europee presenti a Bruxelles e a Strasburgo (ma anche a Milano e Roma) non potranno aprire le loro porte ai cittadini come ogni anno. Ilfattoquotidiano.it ha deciso di celebrare la ricorrenza “spiegando l’Europa” ai lettori più giovani e di farlo rispondendo a sei domande. La bandiera blu con le stelle gialle infatti campeggia davanti alle scuole di tutta Italia, ma non sempre gli alunni sanno com’è nata e a cosa serve davvero l’Unione Europea.

Perché la festa dell’Europa è il 9 maggio?
La Seconda guerra mondiale finì nel 1945. Le distruzioni e i massacri terribili di quegli anni si erano scatenati proprio in Europa. In che modo i leader dei Paesi europei avrebbero potuto impedire che quelle orribili cose si ripetessero? C’era bisogno di un buon piano che non fosse stato mai sperimentato in precedenza. Un francese di nome Jean Monnet rifletté intensamente sulla questione. Si rese conto che vi erano due cose di cui un Paese aveva bisogno per poter iniziare una guerra: il ferro per produrre l’acciaio (necessario a costruire carri armati, cannoni, bombe ecc.) e il carbone per fornire energia alle industrie e alle ferrovie. L’Europa aveva grandi quantità di carbone e acciaio: ecco perché per i paesi europei era stato facile costruire armi e intraprendere guerre.

Così Jean Monnet ebbe un’idea nuova e molto audace. I governi di Francia e Germania — e forse anche quelli di altri paesi europei — non avrebbero più dovuto gestire le loro fabbriche di carbone e acciaio. L’organizzazione di queste ultime sarebbe invece stata affidata a persone appartenenti a tutti i paesi coinvolti, che si sarebbero sedute a un tavolo per discutere e decidere insieme. In questo modo, la guerra tra loro sarebbe stata impossibile! Jean Monnet intuiva che questo piano avrebbe veramente funzionato solo se i leader europei avessero avuto la volontà di sperimentarlo. Ne parlò al suo amico Robert Schuman, all’epoca ministro del governo francese. Quest’ultimo la ritenne un’idea brillante e la annunciò in un importante discorso, il 9 maggio 1950.

Quali sono i Paesi fondatori dell’Europa?
Il discorso di Schuman convinse non solo i leader francesi e tedeschi, ma anche quelli di Belgio, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi. Tutti decisero di riunire le loro industrie di carbone e acciaio e di formare un’associazione chiamata Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA). Essa avrebbe operato per scopi pacifici e contribuito a far risorgere l’Europa dalle macerie della guerra. La Ceca fu istituita nel 1951.

Come si arriva all’Unione Europea?
I sei paesi andavano talmente d’accordo che ben presto decisero di dar vita a un’altra associazione, chiamata Comunità economica europea (CEE), che prese avvio nel 1957. Il mercato comune non tardò ad agevolare la vita degli abitanti della Cee.

Essi ebbero più denaro da spendere, più cibo da mangiare e una maggiore varietà di prodotti nei negozi. I paesi limitrofi se ne accorsero e negli anni Sessanta alcuni cominciarono a chiedere l’ingresso nella Comunità. Dopo anni di discussioni, Danimarca, Irlanda e Regno Unito vi aderirono nel 1973. Col 1981 venne il turno della Grecia, cui seguirono Portogallo e Spagna nel 1986, quindi Austria, Finlandia e Svezia nel 1995. A quel punto la Comunità contava 15 membri. In breve, la Comunità riuscì a raggiungere un tale livello di diversificazione e integrazione che nel 1992 si decise di cambiarne il nome in “Unione europea” (UE).

Quali sono i simboli dell’Unione Europea?
L’Europa ha la sua bandiera e il suo inno: “Inno alla gioia”, tratto dalla nona sinfonia di Beethoven. Il testo originale è in tedesco, ma quando viene usato come inno europeo è privo di parole: viene cioè eseguita solo la versione strumentale.

Com’è organizzata l’Unione Europea?
Il Parlamento europeo
Il Parlamento europeo rappresenta tutti i cittadini dell’Ue. Ogni mese si riunisce in sessione plenaria, a Strasburgo (Francia), per discutere e decidere le nuove leggi. È costituito da deputati provenienti da tutti i paesi dell’Ue. I Paesi di maggiori dimensioni hanno un numero di deputati maggiore rispetto a quelli più piccoli.

I membri del Parlamento europeo (i deputati europei) sono scelti ogni cinque anni tramite elezioni alle quali tutti i cittadini adulti dell’Ue hanno la possibilità di partecipare.

Il Consiglio europeo
È qui che tutti i capi di Stato e di governo si riuniscono regolarmente in “riunioni al vertice”, per discutere come procedono le cose in Europa e definire la strategia per l’Unione. Non si soffermano sui dettagli delle questioni, come ad esempio la formulazione delle nuove leggi.

Il Consiglio dell’Unione europea
Le nuove leggi per l’Europa devono essere discusse dai ministri dei governi di tutti i paesi dell’Ue, non soltanto dai deputati del Parlamento europeo. Quando i ministri si riuniscono tutti insieme formano il “Consiglio”.

Dopo aver discusso una proposta, il Consiglio la mette ai voti. Esistono norme relative al numero di voti attribuito a ciascun paese e al volume totale di voti necessario per approvare una legge. In alcuni casi la norma stabilisce che il Consiglio deve pronunciarsi all’unanimità (ovvero ogni Paese deve dare il proprio assenso). Una volta che il Consiglio e il Parlamento hanno varato una nuova legge i paesi dell’Ue devono rispettarla.

La Commissione europea
A Bruxelles un gruppo di donne e uomini (uno per ogni paese membro) si riunisce ogni mercoledì per discutere sulle attività da intraprendere. Queste persone vengono proposte dal governo del loro paese, e tale scelta deve poi essere approvata dal Parlamento europeo.

Sono chiamati “commissari”, e insieme formano la Commissione europea. Il loro compito consiste nell’elaborare le strategie più efficaci per l’intera Unione e nel proporre la nuova legislazione per l’Ue. Nel loro lavoro i membri della Commissione sono aiutati da esperti, giuristi, segretari, traduttori e così via. Sono loro a svolgere le attività quotidiane dell’Unione europea.

Che cosa fa l’Unione Europea?
L’Ue si impegna per migliorare la qualità della vita in molti modi diversi. Eccone alcuni.

L’ambiente appartiene a tutti, perciò i paesi devono impegnarsi assieme per salvaguardarlo. L’Ue prevede norme per il controllo dell’inquinamento e la protezione, per esempio, degli uccelli selvatici. Queste norme si applicano in tutti i paesi UE e i loro governi devono accertarsi che siano rispettate.

In passato ogni Paese aveva la propria moneta, o “valuta”. Ora ne esiste una sola, l’euro, che tutti i paesi dell’Unione possono adottare, se sono pronti. Avere una moneta unica rende più semplice commerciare, viaggiare e fare acquisti in tutta l’Ue, senza dover cambiare una valuta in un’altra. L’euro rende inoltre l’economia più stabile in tempi di crisi. Oggi sono 19 gli Stati che usano l’euro come valuta.

All’interno dell’Ue i cittadini sono liberi di vivere, lavorare o studiare in qualunque paese desiderino, e l’Unione sta facendo il possibile per agevolare il trasferimento da un paese all’altro. Attraversare le frontiere tra la maggior parte dei paesi Ue, non richiede più il passaporto. L’Unione incoraggia gli studenti e i giovani a trascorrere un periodo di studio o di tirocinio in un altro paese europeo.

L’Ue fronteggia i problemi riscuotendo fondi da tutti gli Stati membri e adoperandoli per aiutare le regioni in difficoltà. Per esempio, fornisce assistenza finanziaria per la costruzione di nuove strade e collegamenti ferroviari e aiuta le imprese a offrire nuovi posti di lavoro.

Il Fatto Economico - Una selezione dei migliori articoli del Financial Times tradotti in italiano insieme al nostro inserto economico.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Successivo

Coronavirus, Gentiloni: “Con i 36 miliardi del Mes l’Italia risparmierebbe sugli interessi”. E anche Toti dice: “Io sono per prenderli”

next