I primi sondaggi pubblicati dai media spagnoli a pochi minuti dalla chiusura delle urne a Madrid delineano un quadro in linea con le previsioni della vigilia. La Comunità autonoma riconferma la “presidenta” dei popolari Isabel Díaz Ayuso che però, per formare una maggioranza, dovrà chiedere l’aiuto dell’estrema destra di Vox. Il grande sconfitto di questa tornata di regionali è invece Ciudadanos, che non supera la soglia di sbarramento del 5% necessaria per entrare nell’assemblea, mentre l’effetto sorpresa cercato da Pablo Iglesias, leader di Podemos che ha abbandonato il posto di vicepremier in cerca di un’impresa, sarebbe quasi nullo. Per lui solo tre o quattro seggi in più rispetto ai 7 del 2019. Buon risultato invece per la terza candidata della sinistra, Mónica García di Más Madrid, che rimarrebbe a pochi seggi di distanza dai socialisti. La destra incassa così un’altra vittoria in un territorio che domina senza soluzione di continuità dal 1995. Più del risultato, però, quello che stupisce è l’affluenza, superiore di ben 11 punti rispetto alla tornata precedente di maggio 2019. Alle 19 aveva votato il 69% dei 5,1 milioni di aventi diritto, in una giornata atipica per il fatto che si tratta di un giorno feriale e si è ancora in emergenza Covid.

Exit poll Diaz Ayuso del Partito popolare trionfa col 43,7% delle preferenze, per 62-65 deputati pari a oltre il doppio dei 30 ottenuti nel 2019. Tuttavia, per governare superando la maggioranza assoluta (69 seggi) avrà bisogno dei 12-14 seggi che il partito di estrema Vox otterrebbe. In questo modo la destra raggiunge tra i 74 e i 79 seggi. Il blocco di sinistra si ferma a 56-63 deputati (25-28 del Psoe che cala di almeno 9 seggi rispetto al 2019, 21-24 di Más Madrid e 10-11 di Podemos), mentre Ciudadanos esce dall’Assemblea regionale non avendo superato la soglia del 5%. Dopo il Pp, secondo gli exit poll, il partito più votato è il Psoe con il 18,4% dei voti, che resta la prima forza di sinistra, ma scende a 25-28 seggi rispetto ai 37 del 2019. Vox è il quarto partito, con il 9,2% delle preferenze, risultato simile a quello del 2019 quando entrò per la prima volta nell’Assemblea di Madrid. Unidas Podemos ottiene il 7,9%, ottenendo 10-11 deputati, ossia tre o quattro più di due anni fa.

Le ripercussioni sulla politica spagnola e sul governo Sanchez – Prima del voto molti osservatori hanno sostenuto che queste elezioni amministrative sarebbero state foriere di scossoni politici su scala nazionale, dopo una campagna elettorale dai toni aspri e nella quale narrative opposte basate su slogan ideologici come ‘comunismo o libertà’ oppure ‘democrazia o fascismo’ hanno quasi subito preso il sopravvento su altri temi. Adesso si attendono le conseguenze reali di quest’ondata sismica politica, già in vista quando Ayuso aveva deciso a marzo di convocare elezioni anticipate in piena emergenza sanitaria, dopo un anno di scontro frontale con il governo centrale a trazione socialista sulla gestione della pandemia.

A destra si sono detti pronti a sfruttare l’occasione. “Oggi scegliamo il modello di regione e di Paese che vogliamo”, ha detto Ayuso dopo aver votato ai giornalisti. “Siamo a un punto di svolta”, le ha fatto eco il suo collega di partito Pablo Casado. La sua leadership nazionale, secondo alcuni analisti, adesso potrebbe essere messa in discussione proprio dallo slancio ottenuto da Ayuso, una politica di stile trumpista secondo la sinistra. “Queste elezioni cambieranno la politica spagnola”, ha sostenuto sulla stessa linea la candidata di Vox Rocío Monasterio.

Il premier Pedro Sánchez aveva invece preferito risaltare il raggiungimento dell’obiettivo di completare la vaccinazione di 5 milioni di persone. “È una buona notizia”, ha detto dal ricco municipio di Pozuelo de Alarcón, mentre diversi detrattori si prodigavano per coprire con fischi e insulti gli applausi dei suoi sostenitori.

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